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I villaggi del Neolitico avevano gli stessi problemi delle città di oggi

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A suggerirlo sono i risultati delle analisi effettuate da un team di ricercatori dell'Università dell'Ohio, sui resti di oltre 700 abitanti, che 9mila anni fa popolavano Catalhoyuk, un antico villaggio nell’area centro-meridionale della Turchia 

Anche i primi grandi insediamenti del Neolitico avevano lo stesso genere di problemi delle città attuali.
A suggerirlo sono i risultati delle analisi effettuate da un team di ricercatori dell'Università dell'Ohio, sui resti di oltre 700 abitanti, che 9mila anni fa popolavano Catalhoyuk, un antico villaggio nell’area centro-meridionale della Turchia formato soprattutto da contadini e pastori.
Nei villaggi neolitici, proprio come avviene nelle città odierne, la popolazione doveva ‘difendersi’ dalle malattie e dalla violenza e doveva fare i conti con la questione ambientale. Lo studio documenta le dinamiche della popolazione, la salute e lo stile di vita dei primi agricoltori dell’Olocene nel Vicino Oriente e aiuta a comprendere l’impatto della vita comunitaria stabilizzata sulla salute e sul benessere degli individui nel corso del tempo.

La storia del villaggio di Catalhoyuk

Per compiere lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas), gli esperti coordinati da Clark Spencer Larsen hanno analizzato la struttura delle ossa umane ritrovate negli scavi, cercando di svelare le abitudini e le sfide che gli individui dovevano affrontare 9mila anni fa nella vita comunitaria.
"Catalhoyuk è stata una delle prime comunità proto-urbane al mondo e i residenti hanno sperimentato cosa accade quando tanta gente si concentra in una piccola area per un tempo prolungato", spiega Clark Spencer Larsen, coordinatore dello studio.
Il villaggio nacque all’incirca nel 7.100 a.C., quando contava piccole abitazioni in mattoni di fango e si espanse sensibilmente negli anni successivi. Tra il 6.700 e il 6.500 a.C Catalhoyuk era popolato dai 3.500 agli 8.000 abitanti, con un piano alimentare a base di grano, orzo, segale, piante selvatiche, carne di ovini e selvaggina.

Risultati dello studio

Analizzando i resti degli abitanti che lo popolavano 9mila anni fa e in particolare la conformazione del loro scheletro, gli esperti hanno dedotto che il cambiamento climatico e il sovraffollamento avrebbero spinto la popolazione ad allontanarsi dalla comunità in cerca di nuove aree dove poter coltivare le proprie semenze, ottenere la legna e pascolare gli animali. Il sovraffollamento avrebbe, inoltre, favorito la diffusione, non solo delle patologie infettive, ma anche della violenza.
Sono state ritrovate fratture sul 25% dei crani analizzati, provocate molto probabilmente dalle stesse sfere di argilla rotondeggianti ritrovate negli scavi.  

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