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California, l’allarme degli esperti: solo 50 anni per salvare il puma

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2' di lettura

Come riferisce uno studio, la specie rischia l’estinzione entro pochi anni a causa della pesante urbanizzazione del suo habitat naturale ma con piccoli interventi si può ancora salvare 

50 anni, forse anche meno. È questo il tempo rimasto al puma della California meridionale prima di estinguersi a causa della pesante urbanizzazione del suo habitat. A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato sulla rivista Ecological Applications e condotto dagli esperti dell’Università del Nebraska, i quali, però, hanno individuato anche una soluzione che permetterebbe a questa specie di sopravvivere. Secondo i ricercatori, infatti, basterebbe apportare delle piccole modifiche all’ambiente che li circonda in modo da consentire un maggiore collegamento tra le varie aree e la possibilità di attraversare indenni le autostrade.

Isolamento causa bassa diversità genetica

Come spiegano gli studiosi guidati da John Benson, nella regione delle Santa Ana Mountains sono rimaste solo due popolazioni di puma, noti anche come leoni di montagna, la cui sopravvivenza è messa a rischio da diversi fattori, su tutti la bassa diversità genetica, dovuta ai frequenti accoppiamenti tra membri dello stesso gruppo, conseguenza dell’isolamento. A incidere sull’alto tasso di mortalità, anche l’attività degli esseri umani, oltre a incendi, scarsità di prede e collisioni con i veicoli. Infine, bisogna aggiungere che il puma è ormai costretto a vivere in un ambiente fortemente urbanizzato, attraversato dalle autostrade che bloccano i movimenti degli esemplari di questa specie.

Aumentare i collegamenti tra gli habitat

Benson, però, sottolinea che con pochi interventi il puma può sopravvivere: “Nonostante tutto, il nostro studio contiene anche un messaggio più ottimista. Le nostre previsioni indicano che salvare i puma è possibile, aumentando in misura relativamente modesta i collegamenti tra gli habitat”. A tal proposito, si stanno già mettendo in atto alcune contromisure, come spiega Winston Vickers, ricercatore dell’Università della California a Davis e tra gli autori dello studio. “Ci sono già collaborazioni in corso con gli ingegneri responsabili delle autostrade per migliorare o costruire nuove strutture per l’attraversamento degli animali selvatici e quindi ampliare il raggio di movimento dei puma”, conclude l’esperto.

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