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Le bombe d’acqua sono collegate, lo dice la prima mappa dei nubifragi

Nubifragio a Milano (Foto da Fotogramma)
1' di lettura

Uno studio ha messo in evidenza che le piogge violente hanno una correlazione tra loro, anche a distanza: un nubifragio in Europa può anticipare di qualche giorno un evento analogo in India 

Le ‘bombe d’acqua’ sono un fenomeno che si verifica sempre più spesso e nella grande maggioranza dei casi sono anche difficili da prevedere. D’ora in avanti, però, i meteorologi avranno a disposizione un’arma in più per individuare in anticipo questi eventi: si tratta della prima mappa globale dei nubifragi, dalla cui elaborazione è emerso che le piogge violente sono collegate tra loro, anche quando si verificano a grandi distanze. Lo studio, realizzato da un gruppo di climatologi dell’Imperial College di Londra, coordinato da Niklas Boers, e dell’Istituto tedesco per la ricerca sull’impatto del clima di Potsdam, è stato pubblicato sulla rivista Nature.

Episodi collegati a livello globale

Durante il loro lavoro, i ricercatori si sono accorti che questi episodi sono collegati tra loro a livello globale: ad esempio, un nubifragio che ha luogo sul continente europeo può anticipare di cinque giorni un evento analogo in India, mentre le piogge monsoniche dell’Asia sudorientale hanno ripercussioni anche in Africa, Nord America ed Europa. Nel realizzare la mappa, gli esperti si sono basati principalmente sui dati provenienti dal satellite Nasa TRMM (Tropical Rainfall Measuring Mission), lanciato in orbita allo scopo di monitorare le precipitazioni.
In conclusione, i climatologi hanno osservato che attraverso la circolazione delle correnti d’aria nell’atmosfera, violente piogge possono estendere la loro influenza anche a grandi distanze, dando luogo a eventi simili.

Migliorare capacità di previsioni a lungo termine

Massimiliano Pasqui, fisico dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), commenta così lo studio: “L’aspetto più significativo dello studio è fornirci uno strumento in più per affinare i modelli climatici a nostra disposizione, per testarne l’affidabilità e la presenza di eventuali punti critici. Uno dei meriti di questo tipo di ricerche - continua - è, infatti, consentirci di comprendere meglio come si relazionano a lunga distanza i meccanismi meteo-climatici. L’obiettivo è migliorare uno dei punti deboli delle nostre attuali conoscenze: la nostra capacità di fare previsioni su scale temporali più lunghe, che superino la settimana e si spingano fino a un mese”, conclude il ricercatore del Cnr.

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