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Più freddo e neve in inverno per il riscaldamento stratosferico artico

Immagine di archivio (Getty Images)
1' di lettura

Le temperature più rigide potrebbero persistere in Europa per settimane a causa del fenomeno che si verifica nella stratosfera sopra il Polo Nord, che si è improvvisamente scaldata 

Ci sarebbe un improvviso riscaldamento della stratosfera dell’Artico alla base delle temperature più rigide attuali e che potrebbero persistere anche nelle prossime settimane. L’inverno europeo è infatti influenzato dal fenomeno che si verifica in uno degli strati dell’atmosfera polare, come già accaduto nel febbraio 2018. Lo ha spiegato la ricercatrice del Politecnico di Zurigo Daniela Domeisen in un’intervista rilasciata a ETH Zurch in cui descrive un evento che gli scienziati stanno ancora cercando di comprendere appieno: nonostante esistano fattori in grado di favorirlo, rimane complicato predire con esattezza il verificarsi del riscaldamento stratosferico improvviso (SSW).

Artico, come funziona il riscaldamento della stratosfera

Ma cosa accade esattamente nei cieli del Polo Nord? Il riscaldamento ha l’effetto di bloccare il cosiddetto vortice polare che si forma regolarmente durante l’autunno nella stratosfera, il secondo strato che compone l’atmosfera, a un’altitudine compresa tra i 20 e i 50 chilometri. Questo evento è solitamente associato a venti che possono raggiungere i 300 km/h, spostandosi da ovest a est dell’Artico: quando però la stratosfera si surriscalda, arrivando anche a 80 gradi, la circolazione si arresta e le correnti si invertono, portando così a due possibilità: “Il vortice polare a questo punto si allontana dal Polo Nord, o si divide in due vortici più piccoli”, spiega Domeisen.

Neve e freddo persistenti in Europa?



Più gelo in Europa e Eurasia, aumento delle piogge sulla Spagna e nel Mediterraneo. Sarebbero questi secondo la ricercatrice i principali effetti del riscaldamento stratosferico improvviso, che attualmente può essere previsto con qualche settimana di anticipo ma resta imprevedibile. “In media - prosegue Domeisen - si verifica sei volte per decennio, ma con estrema variabilità: negli anni ’90 è accaduto due volte, addirittura nove invece dal 2000 al 2010. Al Polo Sud, è stato osservato solo una volta, nel 2002”. Non è sicuro tuttavia che il freddo attuale sia già l’effetto del riscaldamento stratosferico improvviso, che invece “potrebbe essere responsabile per la permanenza del gelo nelle settimane che verranno”. Il fenomeno, infatti, non agisce sempre allo stesso modo: lo scorso anno erano bastati 10 giorni per notare il raffreddamento causato dal SSW, mentre nel 2019 secondo Domeisen l’influenza “deve ancora raggiungere pienamente la superficie terrestre”.

Le cause del fenomeno

Non è ancora chiaro come il riscaldamento stratosferico improvviso artico sia influenzato dai cambiamenti climatici che avvengono a livello globale e che, solitamente, causerebbero un raffreddamento della stratosfera piuttosto che il riscaldamento. Tra i fenomeni che possono favorire il SSW ci sarebbe El Niño, in grado di aumentare le temperature della superficie oceanica nel Pacifico tropicale. “El Niño è stato attivo questo inverno - conclude Domeisen - suggerendo una maggiore probabilità di riscaldamento stratosferico, che infatti è avvenuto”.

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