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Isola di Pasqua, il mistero delle statue Moai: segnalavano acqua dolce

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3' di lettura

Secondo uno studio condotto dai ricercatori della Binghamton University, i luoghi scelti per costruire i monumenti coincidevano con un'abbondante presenza di risorse idriche

Alla ricerca dell’acqua. È stato risolto almeno in parte il mistero che aleggia sulle caratteristiche statue in pietra situate sull’Isola di Pasqua. Dopo secoli di domande rimaste senza risposta, i ricercatori della Binghamton University avrebbero capito il motivo della posizione dei Moai, come sono chiamati i celebri monoliti: le statue si troverebbero infatti in prossimità di fonti di acqua dolce, utili quindi a indicare una risorsa fondamentale per gli antichi abitanti del territorio. La scoperta, ripresa anche dal Guardian, è stata pubblicata sulla rivista Plos One.



Lo studio su 93 piattaforme

Statue di pietra raffiguranti volti, probabilmente ispirati agli antenati, considerati simbolicamente i guardiani del territorio. Rapa Nui, più nota come l’Isola di Pasqua, si trova oltre 3500 chilometri a ovest delle coste del Cile. In tanti, archeologi su tutti, si sono interrogati sull’origine degli Ahu, le piattaforme di pietra su cui erano stati posti i Moai, le caratteristiche statue. Per fare luce su uno dei misteri relativo a queste costruzioni, i ricercatori dell’ateneo newyorchese hanno esaminato 93 piattaforme megalitiche, su oltre 300 esistenti, edificate prima dell’arrivo di marinai provenienti dall’Europa nel 1700. Esaminando attentamente la posizione, il team di ricerca ha notato come i luoghi scelti per edificare gli Ahu e i Moai coincidessero con alcune importanti risorse, in modo particolare le fonti di acqua dolce.

Moai e Ahu: non solo valore rituale

Se per lungo tempo i luoghi scelti per costruire più di 300 Ahu e circa 1000 Moai erano stati associati a un valore simbolico e rituale, quanto scoperto dai ricercatori dimostra che queste opere “sono integrate nella vita della comunità”, come sottolinea Carl Lipo della Binghamton University, coautore dello studio. Le prime costruzioni, che sono particolarmente diffuse sulla costa, risalirebbero al 1200 e i risultati ottenuti suggerirebbero che la grandezza delle piattaforme e delle statue indicherebbe l’abbondanza della risorsa che si trova in prossimità. “Ogni qualvolta notavamo una grande presenza di acqua - spiega Lipo - vedevamo delle enormi statue”. Secondo il team, la cooperazione tra i membri della comunità sarebbe stata fondamentale nella costruzione dei monumenti e nel trovare quindi modi di rendere più semplice l’accesso alle risorse dell’isola. Tuttavia, c’è anche chi la vede diversamente: l’esperta dell’Isola di Pasqua Jo Anne Val Tilburg, dell’Università della California, spiega infatti che la vicinanza di risorse idriche agli Ahu e Moai era già nota in passato, aggiungendo che l’acqua è presente in maggiori quantità in altre parti del territorio e che è quindi improbabile “che fosse un fattore di grande importanza nella scelta del luogo di costruzione degli Ahu nella preistoria”.

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