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Gli spermatozoi più vecchi del mondo: attivi dopo mezzo secolo

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2' di lettura

Un test condotto dai ricercatori dell’Università di Sidney ha portato a termine con successo l’inseminazione di 34 pecore, usando dello sperma di ariete congelato 50 anni prima 

Gli spermatozoi, anche se congelati per decenni, rimarrebbero attivi come nei primi mesi di vita.
A sostenerlo è uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Sidney, che ha portato a termine con successo l’inseminazione di 34 pecore, usando dello sperma congelato 50 anni prima.
Il test compiuto su 56 pecore Merino con spermatozoi ‘d’epoca’ ha avuto risultati simili a quelli ottenuti fecondando un campione con sperma congelato da soli 12 mesi.

Lo studio nel dettaglio

Per compiere lo studio, pubblicato sulla rivista Sciencedaily, i ricercatori hanno utilizzato degli spermatozoi di ariete congelati nell’azoto liquido dal 1968 in un laboratorio a Sidney. Si tratta, come rivelano gli esperti, del più vecchio sperma attivo al mondo.
Sono state fecondate con successo 34 delle 56 pecore Merino su cui è stato condotto il test: un tasso di gravità pari al 61%.
Per stimare il grado di attività degli spermatozoi ‘d’epoca’ hanno confrontato i risultati ottenuti con un ulteriore test condotto su 1.048 animali, fecondati con sperma di 19 arieti, congelato da un solo anno. In questo caso si sono verificate con successo 618 fecondazioni, con un tasso di natalità del 59%.
"Si dimostra così che lo sperma congelato da lungo tempo può sopravvivere ancora. In questo caso la fertilità si è mantenuta nonostante 50 anni di congelamento nell'azoto liquido", spiega Simon de Graaf, coordinatore della ricerca.

La qualità degli spermatozoi è uno specchio della salute maschile

Uno studio condotto da un team di ricercatori italiani, coordinati da Alberto Ferlin, ha svelato un’associazione tra la qualità degli spermatozoi e la salute degli uomini.
Per giungere a questa conclusione hanno esaminato un campione composto da 5.177 uomini, provenienti da coppie con problemi di fertilità.
"Il nostro studio mostra chiaramente che una bassa conta spermatica è associata ad alterazioni metaboliche, rischio cardiovascolare e ridotta massa ossea", dichiarano Foresta e Ferlin. 

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