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Il gioco vale la candela? Così il cervello decide se rischiare o meno

Immagine di archivio (Getty Images)
1' di lettura

È una sorta di ‘tira e molla’ tra i due emisferi del cervello a stabilire se conviene rischiare. Più che le reali chance di successo, conta la propensione che si sviluppa nel tempo 

Il gioco vale veramente la candela? A deciderlo sarebbe il cervello umano, ma soltanto dopo un lungo dialogo tra i suoi due emisferi. È così che si arriverebbe a una scelta finale nelle situazioni in cui si deve optare tra rischiare e essere invece più prudenti, una sorta di ‘tira e molla’ necessario perché il cervello valuti i pro e i contro, basandosi anche sulle esperienze passate. Il curioso meccanismo è stato rivelato da un gruppo di ricercatori della John Hopkins University, che ha visto i risultati del proprio studio pubblicati sulla rivista dell’Accademia americana di scienze (Pnas).

Rischiare o no? Dipende da fattori interni



Che si tratti di una partita di poker o di una strada più pericolosa da percorrere, a tutti è capitato domandarsi se valesse la pena o meno rischiare. In questi casi, le decisioni delle persone sembrerebbero legate a fattori interni, come preferenze, emozioni o ricordi, piuttosto che alle reali possibilità di successo. Per comprendere come si sviluppano questi ‘pregiudizi’ che influenzano le scelte finali in situazioni di rischio, i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di pazienti di una clinica di Cleveland, malati di epilessia, di sfidare il computer giocando a carte, in modo da sfruttare alcuni elettrodi, impiantati in precedenza per fini terapeutici nel cervello, per controllare in tempo reale l’attività cerebrale.

Il ‘tira e molla’ del cervello

Durante l’esperimento, ai pazienti veniva chiesto di scommettere una cifra minore (5 dollari) o maggiore (20) sul fatto che la carta in mano al giocatore fosse più alta di quella che il computer avrebbe mostrato. “Ciò che abbiamo notato - spiega Sridevi Sarma, uno degli autori della ricerca - è che esiste una sorta di propensione che si sviluppa nel tempo che può far concepire alle persone il rischio in modo diverso”. Osservando il comportamento del cervello dei pazienti, il team ha notato che un’attività più intensa nell’emisfero destro è legata all’assunzione di rischi, mentre l’attività dell’emisfero sinistro spinge le persone a essere più prudenti. “Possiamo chiamarlo una sorta di tira e molla”, afferma Pierre Sacré, coautore dello studio. Al momento di rischiare, infine, sarebbero soprattutto le esperienze più recenti a influire sulla scelta, visto che “i ricordi tendono a sbiadire”.

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