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I metalli nanoporosi possono rendere auto e razzi spaziali più leggeri

Foto di archivio (Getty Images)
1' di lettura

L’applicazione di questi particolari metalli in campo automobilistico e aerospaziale porterebbe a un notevole risparmio energetico e alla realizzazione di grandi strutture architettoniche

Risparmio energetico grazie a veicoli più leggeri. È questa la possibile svolta che potrebbe derivare dall’applicazione di metalli nanoporosi in campo automobilistico e aerospaziale. A sostenerlo è un team di ricercatori guidati dal dottor Giorgio Pia, collaboratore presso il Dipartimento ingegneria meccanica, chimica e dei materiali dell’Università di Cagliari, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Scientific Reports.

Minor peso, meno carburante

Le strutture più leggere, possibili grazie all’utilizzo di questi particolari metalli, richiederebbero un quantitativo più basso di energia per essere messe in movimento, che, tradotto in parole povere, significa una minor quantità di carburante. “Struttura, forma, sostanza. Termini che ricorrono spesso nella Scienza dei materiali eppure mai con rilevanza così netta come nel caso dei metalli nanoporosi, una delle classi di materiali più intensamente studiate negli ultimi dieci anni”, commenta Pia. “Materiali innovativi e affascinanti. La struttura è forse l'elemento più distintivo. Un intrico di forme gentili e arrotondate disegnate da legamenti ora tozzi, ora snelli aggettanti nel vuoto a definire nodi, rami, camere e canali delle più diverse geometrie e orientazioni. Un'architettura labirintica di morfologie concave e convesse che si alternano in un mosaico disordinato di materia e vuoto alle scale nanometriche. Precisamente tali strutture e tali scale conferiscono ai metalli nanoporosi le proprietà fisiche e chimiche che li contraddistinguono. Proprietà uniche, in effetti, che ben giustificano l'enorme interesse attratto da diverse aree della scienza e dell’ingegneria", conclude il ricercatore.

Anche nell’ingegneria civile

I metalli nanoporosi troverebbero una possibile applicazione anche nella realizzazione di componenti destinati all’ingegneria civile. Le loro prestazioni meccaniche, unite al minor peso, permetterebbero di edificare grandi strutture architettoniche altrimenti irrealizzabili con i metalli massivi (non nanoporosi). Insieme a Pia, hanno firmato il lavoro anche Francesco Delogu (Dimcm), Elisa Sogne e Andrea Falqui, ricercatori della King Abdullah University of Science and Technology di Thuwal in Arabia Saudita.

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