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L’uomo si difende dai virus grazie ai geni ereditati dai Neanderthal

Immagine di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Nel corredo genetico del moderno Homo sapiens sono presenti alcune particelle cromosomiche ereditate dall’Homo neanderthalensis che interagiscono con vari agenti virali

Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Arizona, guidato dal biologo dell’evoluzione David Enard, ha dimostrato che il moderno Homo sapiens ha ereditato dall’uomo di Neanderthal dei geni che consentono al sistema immunitario di difendersi da alcuni virus, come quelli dell’influenza e dell’epatite. La scoperta, pubblicata sulle pagine della rivista specializzata Cell, è stata possibile grazie a una collaborazione con l’Università di Stanford e potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove armi per contrastare future epidemie, causate da nuovi agenti virali.

L’eredità dell’uomo di Neanderthal

Utilizzando un software di bioinformatica, gli studiosi hanno classificato più di 4.000 geni del Dna degli esseri umani noti per interagire con virus e altri microorganismi portatori di patologie. Ben 152 delle particelle cromosomiche analizzate dai ricercatori sono presenti nel 2% del Dna che l’homo sapiens ha ereditato dall’uomo di Neanderthal. Si tratta di geni che interagiscono con i virus dell’influenza del tipo A, con l’epatite C e con il virus dell’immunodeficienza umana (Hiv), responsabile dell’Aids.
La scoperta prova ulteriormente le interazioni avvenute moltissimi anni fa tra i Sapiens, gli antenati diretti dell’uomo moderno, e i Neanderthal. Il loro incontro era già stato dimostrato grazie all’analisi del Dna estratto da alcuni resti fossili.

Un sistema immunitario capace di adattarsi

Gli uomini di Neanderthal erano piuttosto diffusi in Europa e in Asia. Si estinsero 70.000 anni fa, per cause che non sono ancora state chiarite. Tuttavia, parte di loro continua a esistere nel corredo genetico dell’Homo sapiens e lo difende da alcune patologie insidiose, le stesse con cui gli antenati avevano dovuto confrontarsi nell’ambiente eurasiatico. Col passare del tempo, infatti, l’organismo dei Neanderthal si adattò ai virus presenti in quell’area, rendendo il sistema immunitario particolarmente efficiente. Secondo David Enard, l’autore dello studio, comprendere come questo sia accaduto "potrebbe fornire nuovi strumenti per trattare future epidemie".

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