L'uomo come ha imparato a parlare? I risultati di un nuovo studio

Foto di archivio (Getty Images)
2' di lettura

L’abilità di comunicare delle scimmie e l'evoluzione del nostro linguaggio nel corso dei millenni al centro di un nuovo studio  

Negli ultimi anni i primati hanno sorpreso e impressionato gli scienziati: gli studi sullo sviluppo di complessi linguaggi dei segni da parte delle scimmie hanno permesso di fare passi in avanti sulla comprensione dell’evoluzione dell’uomo. Una nuova ricerca ha messo a confronto il cervello di diverse specie, rivelando come quelli con repertori vocali più ampi abbiano una sezione maggiore dell’organo cerebrale dedicata al controllo del loro apparato vocale. Ciò suggerisce che le capacità di parlare potrebbero essersi evolute man mano che l'organo più complesso del corpo umano si adattava al controllo dell’apparato. Non potendo studiare gli antenati ormai estinti, gli scienziati guardano ai primati per colmare le lacune nella conoscenza dell'evoluzione dell’essere umano negli ultimi secoli. Fondamentale l’attenzione verso il linguaggio, un aspetto cruciale che potrebbe "aiutare a comprendere come il complesso controllo volontario sulla produzione vocale possa essersi evoluto nell'uomo”, suggerisce Jacob Dunn della Anglia Ruskin University di Cambridge, a capo della ricerca, in una intervista rilasciata a BBC News.

La differenza tra l'uomo e la scimmia

Gli umani e i primati hanno un'anatomia vocale molto simile. Il meccanismo fisico presente nella gola e che permette di trasformare l'aria in suono è praticamente uguale. “Rimane un mistero come solo gli umani possano effettivamente parlare - spiega il professor Dunn -. Probabilmente è dovuto a differenze nel cervello, ma non ci sono stati finora studi comparativi tra le specie". Un confronto che lo scienziato ha fatto insieme con il collega Jeroen Smaers, classificando 34 diverse scimmie e contando il numero di suoni distinti che riescono a emettere. Hanno poi esaminato il materiale cerebrale. "Si scopre che c'è questa sorta di ‘firma’ cerebrale, direttamente collegata al loro repertorio vocale", aggiunge Dunn.

I bonobo sono la specie che ‘parla’ di più

In fondo alla graduatoria dei vocalmente più sviluppati c’è la nasica, con quattro suoni distinti. In vetta ci sono i bonobo che di suoni ne sanno emettere 38. Questi ultimi, rivela lo studio, avevano parti molto più grandi del cervello dedicate al controllo autonomo dell’apparato vocale e sono riuscite a sviluppare maggiori capacità di comunicazione rispetto alle altre. A fare la differenza sarebbe stata quindi la capacità di controllo, a cui il cervello dedicava più energie. Se quindi i primati possono essere abbastanza intelligenti da sviluppare e comprendere modi complessi di comunicare, la capacità di gestire in modo volontario l’apparato vocale li ha limitati nel corso dell’evoluzione rispetto all’uomo. 

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