Completato il primo catalogo delle onde gravitazionali

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Il lavoro contiene gli undici eventi osservati dai rilevatori Virgo e Ligo. A partire dalle prime conferme del 2016, gli esperti hanno individuato quattro nuove sorgenti 

È pronto il primo catalogo delle onde gravitazionali e al suo interno contiene tutti gli undici eventi osservati dal rilevatore americano Ligo e dall’europeo Virgo. Il lavoro è stato pubblicato sul portale Arxiv, in attesa della revisione finale e della pubblicazione su una rivista ufficiale.

Osservate quattro nuove sorgenti dal 2016

A partire dall’11 febbraio 2016, quando l’esistenza delle onde gravitazionali venne confermata, gli scienziati avevano annunciato di aver osservato sette sorgenti. Grazie all’analisi dei dati compiuta per redigere il catalogo, sono emersi altri quattro nuovi segnali, come spiega Viviana Fafone, responsabile nazionale dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) per la collaborazione Virgo: “Abbiamo rilevato dieci segnali di onde gravitazionali emessi dalla fusione di coppie di buchi neri di massa stellare e un segnale prodotto dalla fusione di un sistema binario di stelle di neutroni”. Tra questi, figura GW170729, la sorgente di onde gravitazionali più massiccia e distante mai osservata, ossia la fusione di due buchi neri avvenuta circa 5 miliardi di anni fa.
Nel catalogo, contrassegnata dalla sigla GW170817, è descritta anche la prima sorgente di onde gravitazionali proveniente dalla fusione di due stelle di neutroni. Questa scoperta ha dato inizio all’astronomia multimessaggera, dove gli oggetti cosmici sono osservati simultaneamente con segnali di tipo diverso.

Nuove osservazioni nel 2019

Giovanni Prodi, coordinatore dei gruppi di analisi dati di Virgo, ha sottolineato l’importanza di questo lavoro: “Il primo catalogo degli eventi di onde gravitazionali è fondamentale per il passaggio allo studio sistematico delle loro sorgenti. A pochi anni dalle prime rivelazioni - ha concluso - abbiamo così iniziato a svelare le caratteristiche dei buchi neri di massa stellare che popolano l’universo”.
Al momento i due rilevatori sono sottoposti a lavori di potenziamento che permetteranno a questi strumenti di aumentare la loro capacità di osservazione. La loro attività riprenderà nel 2019. Il catalogo è quindi pronto per essere arricchito con nuove scoperte.

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