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Il cerotto hi-tech che aiuta le ferite a rimarginarsi rapidamente

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 26/7

3' di lettura

Utilizzando la tecnica della proteina chiamata actina, il dispositivo si attiva 'tirando' i bordi della ferita in modo da sigillarla. A riprodurlo un gruppo di ricercatori dell'Università di Harvard 

Un innovativo dispositivo medico che si ispira agli embrioni e alla loro capacità di guarire completamente da soli la loro pelle, senza formare tessuto cicatriziale. Lo hanno sperimentato studiosi dell’Università di Harvard, guidati dal ricercatore Benjamin Freedman. I risultati ottenuti dai test legati a questo particolare cerotto, pubblicati sulla rivista Science Advances, sono stati sperimentati sugli animali con risultati incoraggianti. Gli esperti sono partiti, nello studio, proprio dalla capacità delle cellule embrionali che, producendo fibre costituite dalla proteina detta actina, si contraggono per unire i bordi di una ferita della propria pelle, proprio come se un sacchetto venisse chiuso con dei lacci. Le cellule della pelle perdono questa capacità una volta che l’organismo si sviluppa oltre una certa età e le lesioni che si verificano dopo quel momento causano infiammazione e cicatrici durante il processo di guarigione.

Una tecnologia hi-tech in campo medico

La maggior parte dei trattamenti per le ferite della pelle prevede semplicemente il posizionamento di una barriera (di solito una benda di garza adesiva o il classico cerotto) per mantenerla umida, limitare il dolore e ridurre l'esposizione ai microbi infettivi, ma non aiuta attivamente nel processo di guarigione. Negli ultimi anni sono state sviluppate, in questo ambito, medicazioni anche sofisticate in grado di monitorare aspetti della guarigione, come terapie al laser, ma si sono rivelate complesse da produrre, costose e difficili da personalizzare, limitando il loro potenziale per un uso diffuso. Ora, con questo nuovo approccio medico, ci sarà la possibilità concreta di accelerare la guarigione delle ferite. Il dispositivo sperimentato (AAD, ovvero medicazione adesiva attiva) è stato sviluppato sulla base di un idrogel termosensibile, costituito al 90% di acqua, meccanicamente attivo, elastico, resistente, altamente adesivo e antimicrobico. Gli AAD possono dunque chiudere le ferite in modo significativamente più veloce rispetto ad altri metodi e prevenire la crescita batterica senza necessità di qualsiasi apparato o stimolo aggiuntivo.

La presenza di un polimero termoresistente

Al fine di imitare le forze contrattili che chiudono le ferite della pelle embrionale, i ricercatori hanno aggiunto all’ idrogel adesivo resistente precedentemente sviluppato, una molecola che reagisce al calore, ovvero un polimero termoresistente chiamato PNIPAm, che respinge l'acqua e si restringe a circa 90 gradi Farhenheit, circa 32 gradi Celsius. L'idrogel ibrido risultante inizia a contrarsi quando esposto alla temperatura corporea e trasmette la forza del componente contraente di PNIPAm al tessuto sottostante. In più sono state inserite dai ricercatori nanoparticelle d'argento utili per fornire protezione antimicrobica.

Test incoraggianti sugli animali

I primi test empirici sono stati svolti sui maiali e hanno indicato che il cerotto così ottenuto riesce ad aderire oltre dieci volte più saldamente rispetto a un cerotto tradizionale. La sperimentazione condotta sui topi ha invece dimostrato che le ferite protette da questo cerotto hi-tech si rimarginano più rapidamente, riducendo le dimensioni dell'area della ferita di circa il 45% rispetto a quasi nessun cambiamento avvenuto nella medesima area in campioni non trattati.  

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