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Il progetto Bioscan, alla ricerca di 2 milioni di nuove specie

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2' di lettura

Si tratta di uno studio da 180 milioni di dollari in cui verrà utilizzata una nuova tecnologia italiana ideata dal genetista Massimo Delledonne dell’Università di Verona 

La ricerca ha permesso di compiere un altro grande passo in avanti nella biologia. Finora identificare nuove specie sulla Terra era una pratica lunga e complessa che vedeva impegnati biologi evoluzionisti, in giro per il mondo, ad analizzare per intere giornate ogni essere vivente che sembrava avere caratteristiche differenti dagli altri. Ora questo lungo lavoro di analisi verrà sostituito da un’innovativa tecnica in grado di svelare nuove specie in pochissime ore. Si tratta di una metodologia frutto di anni di lavoro che si basa sul ‘codice a barre del Dna’. Questa nuova tecnica verrà testata sul campo nel progetto Bioscan, coordinato dall’Università canadese di Guelph, con Paul Hebert, che mira a identificare almeno 2 milioni di nuove specie in un periodo di tempo di 7 anni.

Un progetto da 180 milioni di dollari

Si tratta di un progetto da 180 milioni di dollari permesso dalla collaborazione di 30 partner. Nell’ambito della ricerca verrà analizzato il Dna degli esseri viventi che popolano 2.500 differenti siti. Secondo gli esperti esistono molte più specie rispetto alle 1,8 milioni identificate e classificate finora: sulla Terra potrebbero esserci tra 8,7 e 20 milioni di specie di piante, animali e funghi.
Per scovare nuove specie verrà utilizzata anche una nuova tecnologia italiana ideata dal genetista Massimo Delledonne dell’Università di Verona. Si tratta di innovativi dispositivi portatili preziosi per analizzare il Dna delle specie presenti sulla Terra.
"I biologi evoluzionisti andavano in giro per il mondo, cercavano nuove specie, le studiavano al microscopio per diverse ore, se non per intere giornate, e a volte scoprivano che quell'organismo era già noto", spiega Delledonne. “Questo metodo è inefficiente e lento, in un momento in cui ogni giorno perdiamo nuove specie".

La nuova tecnica basata sul ‘codice a barre del Dna’

La nuova tecnica permette di scovare nuove specie in tempi rapidi analizzando i ‘codici a barre del Dna’, ovvero delle particolari sequenze che sono differenti in ogni specie. Per farlo si utilizzano i sequenziatori di Dna, facilmente trasportabili e utili da utilizzare direttamente sul campo, senza dover prevale dal loro habitat le specie da analizzare.
La metodologia è in grado di rivelare se il Dna analizzato appartiene a una specie già nota o se risulta sconosciuto, grazie all’analisi del ‘codice a barre del Dna’, il cui concetto è stato ipotizzato per la prima volta nel 2003 da  Hebert.

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