La prima retina umana contro la cecità ai colori

Cellule retina (Getty Images)
2' di lettura

Realizzata dai ricercatori dell'americana Johns Hopkins University svela il processo che regola lo sviluppo delle cellule che consentono di vedere le colorazioni 

Un team di ricercatori dell'americana Johns Hopkins University ha sviluppato la prima retina umana coltivata in laboratorio.
Il progetto, coordinato dalla dottoressa Kiara Eldred, è il primo nel suo genere e svela il processo che regola lo sviluppo delle cellule che consentono di vedere le colorazioni. Questa innovativa creazione ottica consentirà, in futuro, di sviluppare nuove terapie al fine di contrastare o risolvere alcune forme di cecità ai colori, quali il daltonismo.

Dalla retina di topo a quella umana

Fino a ora, erano state ricostruite in laboratorio solo retine di topo. Queste ultime, però, nonostante i grandi benefici che possono portare in campo medico, non consentono la vista a colori, tipica dell’uomo. Impediscono, inoltre, di comprendere lo sviluppo delle cellule che permettono di vedere le colorazioni.
"Se comprendiamo come si sviluppano queste cellule, siamo più vicini alla possibilità di curare le persone che non vedono i colori o che li vedono in modo alterato", ha spiegato Eldred, coordinatrice della ricerca.

Lo studio nel dettaglio

Come riportato sulla rivista Science, l’elemento chiave per la realizzazione della retina umana sono state le cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), unità biologiche adulte ringiovanite tramite l’impiego di un insieme di geni. Ne è stata successivamente indotta la trasformazione in cellule della retina. Monitorando il loro sviluppo in provetta, i ricercatori hanno osservato che la realizzazione completa della retina umana è avvenuta dopo ben 300 giorni dall’inizio dell’esperimento.
Gli esperti sono così riusciti ad analizzare dettagliatamente lo sviluppo delle cellule responsabili della visione a colori, i tre fotorecettori a cono che reagiscono a differenti lunghezze d’onda della luce, a seconda della loro pigmentazione. È emerso, nello specifico, che le cellule responsabili della visione del colore blu, sono le prime a svilupparsi, seguite dalle unità biologiche che permettono di vedere il rosso e il verde. Le forme di cecità alle colorazioni si sviluppano proprio a seguito di anomalie nella crescita dei fotorecettori a cono. Quest'ultima è regolata da un ormone prodotto dalla tiroide.

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