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Scoperta l’esplosione di un buco nero: è la più forte dopo il Big Bang

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 28/02

2' di lettura

Gli effetti della detonazione, avvenuta all’interno del Superammasso di Ofiuco, sono stati immortalati dai telescopi spaziali a raggi X Chandra, della Nasa, e Xmm-Network, dell’Agenzia Spaziale Europea 

Sotto la guida di Simona Giacintucci, ricercatrice del Laboratorio di Ricerca Navale di Washington, un gruppo di astrofisici è riuscito a “osservare” la più potente eruzione di un buco nero mai catturata, seconda per intensità e violenza solo al Big Bang. Come spiegano gli esperti, questa detonazione ha disseminato lo spazio interstellare di materia ed energia, sotto forma di un bagliore violaceo circondato da un alone blu elettrico. I risultati della ricerca, potenzialmente utili per ottenere una migliore comprensione di questi fenomeni, sono stati pubblicati sulle pagine della rivista specializzata Astrophysical Journal.

Il ruolo svolto dai telescopi spaziali

L’esplosione del buco nero è avvenuta all’interno del Superammasso di Ofiuco, distante circa 390 milioni di anni luce dal Sistema Solare e situato in direzione della costellazione che porta lo stesso nome. Gli esperti dell’Esa spiegano che si tratta di un “mostro cosmico” formato da migliaia di galassie, gas incandescenti e materia oscura, tenuti insieme dalla gravità. Gli effetti della detonazione sono stati immortalati dai telescopi spaziali a raggi X Chandra, della Nasa, e Xmm-Network, dell’Agenzia Spaziale Europea), supportati da due radiotelescopi: il Murchison Widefield Array (Mwa) in Australia, e il Giant Metrewave Radio Telescope (Gmrt) in India.

La ricostruzione dei ricercatori

Analizzando le immagini fornite dai telescopi, il gruppo guidato da Simona Giacintucci ha stabilito che l’eruzione è collegata all’emissione di potenti getti di materia ed energia, accelerati a velocità prossime a quella della luce, che propagandosi scavano cavità nel gas incandescente circostante. Questi flussi sono emessi dalla materia che precipita, surriscaldandosi, all’interno del buco nero di notevoli dimensioni posto al centro della più imponente delle galassie dell’ammasso, attratta dalla gravità del corpo celeste. Secondo gli esperti, i risultati ottenuti potranno aiutare a capire in che modo gli enormi buchi neri al centro delle galassie interagiscono con l’ambiente circostante, influenzandolo profondamente.

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