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Marte, perso il contatto con i satelliti MarCO oltre il pianeta rosso

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2' di lettura

I due Cubesat diretti verso lo spazio interplanetario hanno interrotto le comunicazioni con la Terra da oltre un mese. Tra le cause gli esperti ipotizzano la presenza di un danneggiamento al sistema di controllo dell’assetto

La Nasa ha perso il contatto con i due mini-satelliti MarCO (Mars Cube One) lanciati nel mese di maggio 2018 per monitorare l’operato della sonda Insight in missione su Marte. I due Cubesat diretti successivamente verso lo spazio interplanetario hanno interrotto le comunicazioni con la Terra da oltre un mese. Attualmente le stime degli esperti rilevano che i due satelliti dovrebbero trovarsi a una distanza pari rispettivamente a 1,6 e 3,2 milioni di chilometri da Marte.
Non si hanno notizie certe riguardo le cause che hanno determinato la perdita del contatto con i Cubesat.

Le ipotesi degli esperti

Sono diverse le ipotesi che potrebbero spiegare l’interruzione delle comunicazioni con i due mini-satelliti MarCO. Tra le cause gli esperti ipotizzano la presenza di un danneggiamento a un propulsore o al sistema di controllo dell’assetto dei Cubesat. L’oscillazione dei satelliti potrebbe infatti compromettere l’invio e la ricezione dei messaggi diretti verso il pianeta Terra. Altri, inoltre, ritengono che la perdita dei contatti sia dovuta a un malfunzionamento dei sensori di luminosità, quelle tecnologie che permettono ai Cubesat di mantenere la loro rotta verso il Sole e ne ricaricano le batterie.

Fine della missione?

Nonostante la duratura interruzione delle comunicazioni sembri suggerire l’effettivo fallimento e l’interruzione dell’avventura dei due mini-satelliti oltre Marte, gli esperti dichiarano di essere soddisfatti dell’operato dei MarCO.
Le due tecnologie spaziali sviluppate dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa con soli 18,5 milioni di dollari, a detta degli ingegneri, sarebbero solo il punto di partenza per una futura rivoluzione delle missioni oltre il pianeta Rosso. Gli esperti proveranno a riattivare le comunicazioni con i satelliti durante l’estate, nel periodo in cui dovrebbero proseguire il loro percorso diretto verso la stella madre del Sistema solare.
"Questa missione voleva spostare più in là il limite della tecnologia miniaturizzata per vedere dove ci avrebbe potuto portare", spiega Andy Klesh, ingegnere capo della missione al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. "Abbiamo fatto un primo passo, ma i CubeSat del futuro potrebbero andare ancora oltre”. 

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