Morte 380 balene in Tasmania: ecco perché si spiaggiano

Scienze

I fattori più comuni che possono determinare questi eventi sono la marea, la conformazione geografia, la presenza di fenomeni naturali in grado di spaventare i cetacei e il comportamento del branco

Nella giornata di ieri, martedì 22 settembre, sono state segnalate 270 balene spiaggiate sulla costa di Macquarie Harbour, nell’Ovest della Tasmania, nell’Australia meridionale. Nelle ultime ore sono stati scoperti altri 200 cetacei bloccati, portando il totale a 470. Finora i soccorritori sono riusciti a recuperare solo 25 balene, mentre ben 380 esemplari hanno perso la vita. “Dall’alto sembra che la maggior parte della balene scoperte di recente sia morta, ma una barca è diretta lì per effettuare una valutazione dal mare”, ha spiegato Nic Deka, direttore del Servizio di controllo degli incidenti nei parchi naturali sull’isola della Tasmania. “Continueremo il salvataggio da dove l’avevamo interrotto ieri, quindi seguiremo la stessa strategia. Ora siamo più efficienti. Ci concentriamo sugli animali ancora vivi. La mortalità è aumentata, ma c’è un numero significativo di esemplari vivi”, ha aggiunto.

epaselect epa08687623 A person stands next to a stranded pilot whale at Macquarie Harbour, Tasmania, Australia, 22 September 2020. A large rescue mission to save approximately 270 pilot whales has begun. According to reports 90 whales have perished.  EPA/BRODIE WEEDING / POOLL AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT
epaselect AUSTRALIA ANIMALS WHALES STRANDED - ©Getty

Perché le balene si sono spiaggiate?

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Registrato per la prima volta battito di balenottera azzurra. VIDEO

 

Kris Carlyon, biologo del Marine Conservation Program, spiega che non è semplice determinare il motivo esatto per cui le balene siano rimaste arenate sulla spiaggia. La sua ipotesi è che i cetacei si avvicinassero alla costa in cerca di cibo. Nel corso di un’intervista con l’Agi, Sandro Mazzariol, professore di Anatomia patologica veterinaria presso l’Università degli Studi di Padova, ha parlato di questo fenomeno. “Non si tratta del primo caso e non sarà l’ultimo, perché questi episodi di verificando abbastanza di frequente. Stiamo indagando sulle cause che hanno determinato questo evento, ma in ogni caso è davvero raro che fenomeni di questo tipo possano essere attribuiti a comportamenti antropici”. Oltre a lavorare come docente, Mazzariol svolge anche il ruolo di coordinatore dello Stranding Working Group, uno dei gruppi chiave per l’IWC, la Commissione baleniera internazionale. “Sono animali che chiamiamo globicefali o balene pilota e sono spesso protagonisti di spiaggiamenti”, prosegue l’esperto. “Le valutazioni con elicottero hanno rilevato la presenza di tre gruppi per un totale di circa 470 esemplari, 380 dei quali sono deceduti, 25 sono stati re-immessi in acqua e due sono tornati sulla rena”.

 

L’importanza di un intervento tempestivo

 

Mazzariol ha sottolineato che formulare delle ipotesi sulle cause che hanno determinato l’evento sarebbe scorretto, in quanto ogni fenomeno dev’essere indagato singolarmente. L’esperto spiega che gli spiaggiamenti sono degli eventi complessi e che il ruolo dell’IWC è fornire assistenza alle autorità locali quando si verificando degli episodi simili. “Cerchiamo di fornire supporto sia nel refloating che negli esami post-mortem, specialmente per i luoghi che non sono dotati di mezzi o strutture adeguate”, aggiunge. Un intervento tempestivo è essenziale per salvare la vita del maggior numero di balene possibile, ma spesso le operazioni sono rese difficoltose dalla complessità degli eventi. L’unico modo per capire perché i cetacei hanno perso la vita è condurre un’autopsia, tuttavia trattandosi di 370 animali lunghi 6 metri ciascuno non si prospetta un compito facile. “Inizialmente gli sforzi si concentrano sempre sugli esemplari vivi”, spiega Mazzariol. “Cerchiamo di rimettere in mare gli animali che ne hanno la possibilità o di eseguire l’eutanasia nei casi in cui non è possibile intervenire”, aggiunge.

 

I fattori che possono determinare gli spiaggiamenti

 

Pur ribadendo che formulare ipotesi prima degli esami non è corretto, Mazzariol spiega che esistono alcuni fattori che possono determinare lo spiaggiamento delle balene. Trattandosi di animali fortemente gregari, le loro azioni possono essere influenzate da quelle dei loro simili. “Bastano un paio di esemplari malati alla guida del branco per condurre le balene in zone con condizioni sfavorevoli, che contribuiscono a disorientarle”, chiarisce il docente. I fattori più comuni che possono determinare gli spiaggiamenti sono la marea, la conformazione geografia, la presenza di fenomeni naturali in grado di spaventare le balene e il comportamento del branco. Più raramente, anche i comportamenti antropici possono avere un impatto su questi eventi. In presenza di esercitazioni militari o ricerche petrolifere, per esempio, le balene possono disorientarsi e raggiungere le acque più basse, dove non riescono più a tornare verso l’alto mare. Al momento gli esperti non sono ancora riusciti a determinare le cause dello spiaggiamento in Tasmania. “Ci basiamo sullo studio dei casi, per cui dobbiamo aspettare di avere evidenze prima di formulare ipotesi e teorie”, conclude Mazzariol.

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