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Moda, ecco come la scienza sta rivoluzionando i materiali

Modella sfila con un capo Ecoalf (Getty Images - Foto di repertorio)
5' di lettura

Più sostenibilità, ma anche isolamento termico ed eleganza: al centro delle passerelle di tutto il mondo, dai grandi ai piccoli brand, la parola d'ordine è innovazione

Stella McCartney è stata una delle voci più forti, libratasi nel dibattito sulla ormai necessaria sostenibilità della moda e improrogabile impegno da parte dei colossi del fashion sul campo. La scienza necessaria per trasformare una bottiglia di plastica recuperata dall'oceano in tessuto pulito, bello, modellabile, è ormai una realtà e viene usata in tutto il mondo. Ma la rivoluzione scientifica è iniziata quasi due secoli fa e non accenna ad arrestarsi, come dimostrano le passerelle delle manifestazioni dedicate alla moda in tutto il mondo.

Le prime innovazioni tecnologiche

Le fibre hanno iniziato a cambiare molto lentamente, ma inesorabilmente. Un punto di svolta è stato dato dall'invenzione della plastica. Scoperta da Alexander Parkes e brevettata nel 1861, all'epoca si chiamava parkesina. Nessuno poteva pensare che quello sarebbe stato il progenitore del nylon, fibra che sostituì la seta nelle calze, e del poliestere. Quest'ultimo permetteva di creare un tessuto resistente, elastico e stabile, è idrorepellente, non assorbe macchie e per questo si lava con facilità. Si asciuga rapidamente e resiste a muffe e insetti. Entrambi i materiali furono perfezionati dalla DuPont, dando inizio a una rivoluzione che non si è più fermata.

Pitti Uomo 95: la svolta eco-tecnologica

Oggi la moda guarda in direzione contraria all'uso delle fibre vergini che hanno rivoluzionato il Novecento. La parola chiave, in tutti i campi e non solo nel fashion, è sostenibilità. Durante l'ultimo Pitti Uomo 95 uno dei punti di riferimento dell'edizione 2019 è stato proprio questo. Dopo aver contagiato l'abbigliamento sportivo, l'attenzione e la ricerca si sono spostate sui capispalla, dando vita a materiali creativi e alternativi, provenienti da riciclo, per collezioni style-conscious, etiche e innovative. In questo solco si inserisce la nuova collezione Clark's Originals, che propone il mocassino da sport ibrido Seven 14: sprechi ridotti, così come l'uso della colla, tomaia morbida e flessibile composta da sette pezzi, suona in gomma riciclata e intersuola in sughero naturale. Il brand Esemplare ha presentato una nuova linea tecnica e allo stesso tempo ecosostenibile, grazie a termonastrature (tecnica che, tramite l'applicazione a caldo di un nastro, permette ri rinforzare e appiattire le cuciture o altri tipi di unioni, rispettando l'impermeabilità dei capi), tessuti catarinfrangenti con fibre di vetro e tagli laser. L'ecosostenibilità si legge all'esterno ma anche all'interno di questi capi, come dimostra l'innovativa piuma sintetica Ecodown Fibers, ricavata interamente da bottiglie di plastica. Insieme a lana riciclata e pelliccia ecologica permette di ottenere alti livelli di termicità.

Materiali hi-tech

L'attenzione alle performance dello sportware hanno spinto i brand a fare ricerca sulle fibre sintetiche capaci di garantire isolamento termico, comodità ed eleganza. Ne sono un esempio i capi di RRD, il brand di Roberto Ricci, che mette in campo l'Holistic Technology®, che si ispira all’attitudine di considerare l’unione di più materiali insieme come un tutt’uno, più forte e performante dei componenti. Grazie al mix tra la Lycra di ultima generazione, le membrane impermeabili, la lana cotta, il pile e la piuma d’oca che, strato dopo strato, si riassumono in un materiale capace di sfidare acqua, vento e freddo. I materiali hi-tech sono anche al centro della collezione di Unridden, surf label di Copenhagen, che esplora i confini dello sportwear e della sartorialità futuristica, utilizzando tessuti innovativi.

Il caso Ecoalf

Uno dei capostipiti della rivoluzione ecosostenibile nel campo della moda è stata Ecoalf. Il tessuto che questa azienda nata nel 2009 produce, nasce da reti da pesca scartate, bottiglie di plastica abbandonate, pneumatici usurati, cotone post-industriale e persino fondi di caffè. Grazie a un innovativo processo tecnologico, questi rifiuti diventano capispalla, costumi da bagno, sneaker e accessori. A Pitti Uomo 95 Ecoalf ha presentato una capsule collection interamente made in Italy, creata con materiali di riciclo dalla stylist Ana Gimeno con il designer Tiziano Guardini.

Il caso Econyl

Ma il nylon non è scomparso dai nostri armadi: solo, è diventato più ecosostenibile. Tra le innovazioni nel campo del fashion, va citato Econyl, il filo di nylon rigenerato creato partendo dai rifiuti abbandonati in mare o nelle discariche. Ha le stesse caratteristiche del materiale vergine, ma può essere rigenerato, ricreato e rimodellato all'inifinito. Econyl nasce in seno ad Aquafil, leader mondiale nel settore delle fibre sintetiche.

Brand ecosostenibili made in Italy

La moda italiana è particolarmente attenta alla dimensione ecosostenibile. Ne sono un esempio alcuni brand nati in zone a vocazione prettamente tessile, come Prato. Qui sorge e prospera Rifò, azienda creata da Niccolò Cipriani e Clarissa Cecchi che produce i suoi capi con lana e cotone rigenerati, ma anche poliestere ottenuto da residue di bottiglie di plastica. Questo è il punto di partenza anche di Quagga, che riunisce progettisti che per molti anni hanno collaborato con importanti marchi di abbigliamento internazionali, contribuendo al loro successo, e che ora progettano capi belli, ma soprattutto tecnologicamente sostenibili. La plastica che inquina gli oceani ha spinto Gant a varare il Beacons Project. Grazie alla collaborazione del brand con i pescatori del Mediterraneo, si punta a recuperare la plastica dispersa in mare per trasformarla nel filato delle camicie.

La Camera Nazionale della Moda Italiana per la sostenibilità

Ma la sostenibilità non si coltiva solo in piccolo: anche i big delle passerelle sono impegnate in tal senso. La Camera Nazionale della Moda Italiana, a cui fanno capo manifestazioni come la Milano Moda Uomo, nel 2011 ha inaugurato un tavolo di lavoro permanente sulla sostenibilità. Al centro ci sono brand che hanno cambiato il volto delle loro collezioni grazie anche a tessuti più consapevoli e scientificamente avanzati. Tra questi, Gianni Versace, Gucci, Prada, Fendi, Tod's, Ermenegildo Zegna, Salvatore Ferragamo. L'attenzione alla sostenibilità arriva persino nel negozio, per cui sono stati coniati i “Principi CNMI per la sostenibilità del retail”, un corposo documento in cui si offrono indicazioni sulle scelte e le metodologie progettuali di spazi di vendita che possano offrire le migliori qualità bioclimatiche e performance architettoniche.

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