Ecco quali sono i minerali più rari al mondo

Scienze
(archivio Getty Images)
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Sono quelli che si possono trovare in un solo punto del pianeta e richiedono composizioni e condizioni praticamente uniche. Spesso risultano così irrintracciabili che in confronto diamanti e rubini sembrano pietre di tutti i giorni

Diamanti e rubini? In confronto sono semplici da trovare. Ci sono minerali molto più rari, che per formarsi richiedono composizioni e condizioni particolarissime. Anche catalogarli è complesso, tanto che la prima raccolta compiuta è stata stilata solo nel 2016, grazie a due ricercatori (Robert Hazen e Jesse Ausubel) e al loro lavoro "On the Nature and Significance of Rarity in Mineralogy".

Quando un minerale è "raro"

Hazen e Ausubel non hanno semplicemente creato un archivio di minerali rari, ma li hanno anche distinti in categorie in base alle caratteristiche e alle condizioni che li rendono così rari. Secondo la loro classificazione, un minerale può dirsi raro se è stato rintracciato in meno di cinque località del pianeta. Applicando questo principio è dunque stato stilato un elenco di 2550 minerali. Non così pochi, visto che costituiscono la metà di quelli catalogati dalla International Mineralogical Association. Ma per far capire quanto siano, davvero, rari, basta citare un paio di cifre: una manciata di minerali costituisce circa il 60% del volume della crosta terrestre. E meno di 100 la coprono per il 99%. E poi ci sono i più rari tra i rari, un centinaio: si trovano solo in un punto del globo.

I minerali introvabili

Tra i minerali più introvabili dela Terra c'è l'ichnusaite. È stato scoperto solo nel 2013 a Su Seinargiu, una località in provincia di Cagliari, nel 2013. E non ve n'è traccia in nessun'altra parte del mondo. L'harmunite è di colore nero e prende il nome dall'unica località dov'è stato individuato: Jebel Harmun, nella West Bank. In Israele è stato invece scoperto l'hatrurite: si presenta con un colore bianco-grigiastro ed è stato individuato nel 1977. La sua rarità non è data tanto dalla composizione (fatta di elementi diffusi come calcio, silicio e ossigeno) ma dalla necessità di raggiungere i 1250 gradi per formarsi. La edoylerite, scoperta nel 1987 in California, si presenta con colori accesi che vanno dal giallo all'arancione. La sua rarità estrema è dovuta al fatto che (come metasideronatrite e sideronatrite) è sensibile alla luce. Si rischia quindi di perderla nel momento stesso in cui la si trova. Scorrendo la collezione delle rarità, c'è la fingerite, frutto di una serie di combinazioni che hanno trovato il loro equilibrio solo sulle pendici del vulcano Izalco, in El Salvador. E se il nemico dell'edoylerite è la luce, quello della fingerite è un altro: la pioggia.

Perché studiare i materiali rari

Gli stessi studiosi definiscano "minimo" l'impatto sul pianeta di questi minerali rarissimi. Eppure non è da sottovalutare la loro importanza. Hazen e Ausubel sottolineano che ci sono diverse ragioni per approfondire il loro studio. Sono, tanto per cominciare, "la chiave per comprendere le diversità sul pianeta". Perché la formazione dei minerali dipende da un equilibrio di condizioni spesso unico. Aiutano poi a capire l'evoluzione della Terra, guardando al suo passato ma anche al futuro: la loro conoscenza potrebbe far luce su meccanismi oggi quasi inesistenti ma che in futuro potrebbero rivelarsi più frequenti. E poi sono uno spunto per riconoscere nuove composizioni e strutture. Di norma, infatti, i materiali rari ne hanno di particolarmente complesse. Riconoscerle potrebbe essere il primo passo verso lo sviluppo di nuovi materiali.

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