Le foche di Weddell producono vocalizzazioni ultrasoniche

Scienze

A suggerirlo sono i risultati di un nuovo studio dell'Università dell'Oregon. "Abbiamo rilevato nove tipi di vocalizzazioni tonali ultrasoniche che raggiungono i 50 kilohertz (kHz). Gli esseri umani in genere possono percepire i suoni compresi tra 20 hertz e 20 kilohertz", ha spiegato il ricercatore Paul Cziko

Le foche di Weddell, o Leptonychotes weddellii, i mammiferi che vivono più a Sud del mondo, tra i ghiacci dell'Antartide, sono in grado di emettere frequenze sonore non udibili dall'orecchio umano. È quanto emerso da un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell'Università dell'Oregon, che ha analizzato i dati raccolti in due anni di registrazioni sottomarine, riuscendo a identificare diversi segnali ultrasonici emessi da questi animali.
"Abbiamo rilevato nove tipi di vocalizzazioni tonali ultrasoniche che raggiungono i 50 kilohertz (kHz). Gli esseri umani in genere possono percepire i suoni compresi tra 20 hertz e 20 kilohertz", ha spiegato Paul Cziko dell'Università dell'Oregon.

Lo studio nel dettaglio

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"Le foche di Weddell - precisa il ricercatore- sono i mammiferi che abitano più a Sud del globo. Prosperano sotto il ghiaccio marino del continente antartico. Possono immergersi fino a 600 metri in cerca di prede e rimanere sommerse per 80 minuti".
I risultati del nuovo studio, descritti nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata Journal of the Acoustical Society of America, si vanno ad aggiungere a quelli ottenuti da una ricerca condotta nel 1982, che ha permesso l'identificazione di 34 tipi di vocalizzazioni degli animali a frequenze sonore. Tutte queste emissioni erano state associate alle interazioni sociali.   
"I richiami delle foche di Weddell creano un paesaggio sonoro davvero suggestivo. Sembra di trovarsi in una battaglia spaziale in puro stile Star Wars", ha aggiunto il ricercatore.  

 

Captati segnali ultrasonici

 

Analizzando le registrazioni sottomarine raccolte dal 2017, subito dopo l'installazione dell'Osservatorio oceanografico McMurdo, i ricercatori sono riusciti a captare dei segnali ultrasonici.
"Abbiamo identificato nove tipi di vocalizzazioni composte da elementi vocali singoli o multipli. Le armoniche o le sfumature, di alcune vocalizzazioni superavano i 200 kHz. È stato davvero sorprendente, ma non siamo ancora in grado di determinare le funzioni di queste emissioni sonore", ha precisato Lisa Munger, biologa marina che studia l'acustica dei mammiferi marini presso l'Università dell'Oregon. Il team di ricerca ipotizza che le foche producano questi suoni per risaltare sul rumore a bassa frequenza, o che queste emissioni siano una sorta di sonar biologico di ecolocalizzazione.
"Saranno necessari ulteriori studi. Dovremo scoprire se i suoni vengono prodotti da esemplari particolari e in che modo queste emissioni possono essere utili agli animali nelle acque più profonde", ha concluso Cziko.

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