Staminali del midollo per riparare lesioni spinali, la svolta nella ricerca

Scienze

Questa importante scoperta porta la firma dei ricercatori del Karolinska Institutet, in Svezia, che l’hanno descritta nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata Science

Per riparare le lesioni spinali è possibile utilizzare le cellule staminali del midollo stesso. Questa importante scoperta porta la firma dei ricercatori del Karolinska Institutet, in Svezia, che l’hanno descritta nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata Science. Nel corso della loro ricerca, gli esperti hanno scoperto che all’interno delle cellule staminali del midollo spinale è presente una sorta di “interruttore” che le induce a dare origine a delle nuove cellule, note come oligodendrociti, che vanno a rivestire e isolare i prolungamenti dei neuroni, favorendo la trasmissione degli impulsi nervosi.

Cellule staminali
©Getty

Verso nuove strategie rigenerative

approfondimento

Cellule staminali pluripotenti, scoperto il gene che le conserva

Durante gli esperimenti condotti in laboratorio, i ricercatori svedesi sono riusciti a utilizzare le cellule staminali del midollo per riparare le lesioni spinali in un topo. Per gli esperti, il risultato ottenuto potrebbe aprire le porte a nuove strategie rigenerative anche nell’uomo. Enric Llorens-Bobadilla, il primo autore dello studio, spiega che il team di cui fa parte ha scoperto che le staminali non sono costrette a formare solo il tessuto cicatriziale e che è possibile indurle a dare origine a delle cellule che contribuiscono alla riparazione del midollo osseo. In un articolo in cui viene commentata la nuova scoperta, i ricercatori dell’Università di Edimburgo sottolineano che il prossimo passo consisterà nel “verificare se anche nell’uomo esistono simili cellule staminali in numero sufficiente vicino al canale centrale del midollo spinale”.

 

Scoperto un meccanismo nel midollo che amplia le conoscenze sul dolore

Nel corso di un’altra ricerca, un team di ricercatori italiani e canadesi ha scoperto un meccanismo nel midollo spinale che permette di comprendere la ragione per cui il dolore di tipo termico (come le bruciature) tende a perdurare e amplificarsi di più rispetto  a quello di tipo meccanico (un esempio sono le iniezioni). Questa differenza dipende dal fatto i livelli di espressione di KCC2, un trasportatore che mantiene basso il livello di cloro e che regola l’efficacia dei trasmettitori inibitori, sono più bassi nelle aree del midollo spinale che elaborano stimoli termici, mentre sono più alti in quelle che ricevono gli stimoli meccanici.

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