L’ultimo pasto da record di un ittiosauro: una preda lunga 4 metri

Scienze

Il ritrovamento a cui ha contribuito anche l’italiano Andrea Tintori, docente di Paleontologia all'Università Statale di Milano, è considerato il più antico episodio di “megapredazione” mai scoperto

Analizzando i resti di un ittiosauro scoperto nel 2010 nella provincia cinese del Guizhou, un team internazionale di ricercatori ha trovato nel suo stomaco un fossile di una preda lunga 4 metri: l’ultimo pasto da record del gigantesco rettile marino lungo ben 5 metri. Il ritrovamento a cui ha contribuito anche un italiano, Andrea Tintori, docente di Paleontologia all'Università Statale di Milano, è considerato il più antico episodio di “megapredazione” mai scoperto. 

"Non si erano mai trovati resti articolati di un grande rettile nello stomaco di un predatore gigantesco dell'era dei dinosauri", ha spiegato Ryosuke Motani, paleontologo dell'Università della California. "Finora avevamo solo ipotizzato che questi predatori potessero cibarsi di prede molto grandi, basandoci su forma e dimensione di denti e mandibole, ma ora abbiamo una prova diretta, i resti dell'ultimo pasto ancora nella pancia".

 

La scoperta nel dettaglio

 

Il ritrovamento, descritto nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata iScience, è frutto di anni di studi nel corso dei quali il team di ricerca è riuscito a dimostrare che i resti ritrovati nello stomaco dell’esemplare di ittiosauro appartengono al tronco e agli arti di un esemplare di rettile marino Xinpusaurus. Mancano cranio, collo e coda. Gli autori nell’articolo citano anche il ritrovamento di una coda completa di Xinpusaurus a qualche metro di distanza dal fossile di ittiosauro. Tuttavia, 

Andrea Tintori precisa che non può appartenere all’esemplare predato, "perché deve essere passato un po' di tempo dall'attacco alla morte dell'ittiosauro" e quindi è praticamente impossibile che i due resti siano affondati così vicini. 

La scoperta, secondo l’esperto italiano, "conferma che il metodo di attacco fosse proprio quello di concentrarsi sul tronco della preda, lasciando perdere testa e coda che raggiungevano il fondo in modo indipendente". Motani ipotizza che l'ittiosauro, proprio come le orche, probabilmente era in grado di  fratturarne la colonna vertebrale di grosse prede scuotendo violentemente la testa. 

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