Vichinghi diffusero vaiolo? Tracce di virus nelle loro tombe

Scienze

È quanto emerso da uno studio condotto dagli esperti delle Università di Copenaghen e Cambridge, che analizzando le informazioni genetiche estratte dai campioni dentali appartenenti ad antenati vissuti circa 1.400 anni fa hanno trovato tracce di antichi ceppi di vaiolo

I vichinghi potrebbero aver contribuito, almeno in parte, alla diffusione del vaiolo in Gran Bretagna e successivamente in tutta Europa già nel VI secolo. È quanto emerso da un nuovo studio condotto dagli esperti delle Università di Copenaghen e Cambridge, che, analizzando le informazioni genetiche estratte dai campioni dentali appartenenti ad antenati vissuti circa 1.400 anni fa, hanno trovato tracce di antichi ceppi di vaiolo.  

A 40 anni dall’eradicazione del vaiolo, la prima e unica malattia sradicata su scala globale, grazie alla cooperazione di tutti i Paesi del mondo, i nuovi risultati suggeriscono che il virus potrebbe avere una storia evolutiva più lunga e complessa del previsto. Il ritrovamento, infatti, anticipa di circa mille anni le attuali conoscenze riguardo la prima comparsa del virus. Comprendere la storia del vaiolo, secondo gli autori della ricerca pubblicata su Science, potrebbe rivelarsi un’arma utile per contrastare la diffusione delle nuove malattie infettive.

 

Esperti: “Conoscere il passato può aiutarci nelle situazioni presenti"

 

"Il vaiolo è un'infezione virale che causa febbre, nausea, cefalea e un'eruzione cutanea che porta alla formazione di piaghe e pustole, con conseguenti cicatrici. Prima che venisse sconfitto nel 1980, il suo tasso di mortalità era di circa il 30 percento, e il più antico campione risaliva al XVII secolo”, spiega Terry Jones dell'Università di Cambridge. "Non sappiamo ancora se il patogeno nell'era vichinga fosse altrettanto pericoloso, ma il nostro studio dimostra che i popoli norreni svolsero un ruolo chiave nella diffusione della malattia o, quantomeno, che durante il periodo vichingo il vaiolo era già presente. Conoscere il passato può aiutarci nelle situazioni presenti".

 

Il virus si è evoluto nel tempo 

 

L’origine e la storia evolutiva del virus del vaiolo, come sottolineano gli esperti sulle pagine della rivista specializzata, sono ancora pressoché sconosciute. "Le ipotesi più accreditate teorizzano che il virus della variola sia stato trasmesso agli esseri umani dai roditori migliaia di anni fa. Per dirimere parte del mistero, abbiamo cercato prove dell'esistenza di antichi ceppi di vaiolo in diversi siti archeologici, rintracciando l'agente patogeno nei resti umani in 11 siti di sepoltura in Danimarca, Norvegia, Russia e Regno Unito, tutti risalenti all'era vichinga". Nello specifico, dallo studio è emerso che il virus sia evoluto nel tempo, in quanto le strutture genetiche dei ceppi antichi di vaiolo rinvenute su antenati vissuti circa 1.400 anni fa sono molto differenti rispetto ai ceppi più moderni.

"Gli scheletri vichinghi ci hanno permesso di rintracciare nuovi ceppi di vaiolo. Sapevamo già che queste popolazioni raggiungevano l'Europa e viaggiavano attraverso le terre di quel tempo. Pertanto è altamente probabile che abbiano contribuito notevolmente alla diffusione dell'infezione”, precisa Eske Willerslev, zoologo presso l'Università di Cambridge. "Non sappiamo ancora con certezza se il motivo del decesso dei corpi analizzati sia legato o meno al vaiolo, ma in questi individui il virus era certamente presente nell'organismo al momento della morte o non avremmo avuto modo di rilevarlo 1.400 anni dopo”, conclude Martin Sikora dell'Università di Copenaghen. 

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