Cavallette, segnalata un’invasione in Sardegna: allarme di Coldiretti

Scienze

Stanno devastando raccolti e assediando le case, soprattutto in alcuni comuni situati nella Valle del Tirso, area situata nel cuore della regione sarda. Si tratta di “una vera e propria emergenza per le imprese agricole”, dicono gli esperti

Milioni di cavallette stanno devastando ettari ed ettari di terreno in Sardegna, nella provincia di Nuoro. La segnalazione e l’allarme arrivano direttamente da Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, che ha riscontrato la presenza di una grande quantità di questi insetti, che assediano le case e devastano i raccolti divorando foraggio, grano, erba medica soprattutto nei paesi che fanno parte della Valle del Tirso, nel cuore della regione sarda, in particolare a Ottana, Bolotana, Orotelli e Sarule.

I motivi dell’invasione

approfondimento

Nuoro, milioni di cavallette devastano i campi

Non si tratta di un fenomeno nuovo per queste zone, l’ultima segnalazione risale circa ad un anno fa. Ma cosa abbia spinto le cavallette a devastare questi territori è la stessa Coldiretti a dirlo, in una nota pubblicata all’interno del proprio sito internet. Cause principali sono state l’inverno particolarmente mite che ci siamo lasciati alle spalle e la scarsità di pioggia di questo periodi, con i dati che indicano come queste sia siano praticamente dimezzate. Sin qui, spiegano gli esperti, il 2020 si sta classificando come uno tra gli anni più caldo in assoluto sin dal 1800, con temperature superiori di 1,52 gradi rispetto alla media. Questi fattori, insieme, hanno permesso di scatenare la furia delle cavallette, in quello che viene definito “uno sviluppo anomalo di questo insetto con invasioni bibliche che, ricordano quelle del passato”, dice Coldiretti. Fenomeni simili sono pericolosi, in quanto causano gravissimi danni alle campagne ma possono raggiungere anche le città. Questo perché una delle caratteristiche delle cavallette è quella di essere “polifaghe”, cioè in grado di nutrirsi di diverse piante spontanee, ma anche di colture erbacee, in particolare leguminose: obiettivo dei loro attacchi quindi, oltre le campagne, anche orti e giardini.

Come frenare l’avanzata

Per arginare il fenomeno, dicono sempre gli esperti, una grande speranza, forse l’unica, è riposta nei predatori naturali, tra cui gli uccelli, la cui presenza potrebbero consentire di contenere l’avanzata delle popolazioni di locuste che partendo spesso da terre incolte, abbandonate a causa della crisi delle campagne, si proiettano all’assalto dei raccolti che incontrano sul loro cammino, devastando ciò che trovano. Si tratta di “una vera e propria emergenza che si abbatte sulle imprese agricole colpite anche dalla crisi economica generata dal coronavirus con 6 aziende su 10 (58%) che hanno registrato una diminuzione dell’attività”, ha concluso Coldiretti. 

 

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