Nuoro, milioni di cavallette devastano i campi

Cronaca

Francesca Smacchia

Ettari di campagne sarde che sono state infestate da sciami di insetti che divorano la vegetazione che incontrano, produzioni foraggere e cerealicole

Un flagello dai primi di maggio. Duemila ettari di terreno, tra campi di foraggio e coltivazioni, devastati da milioni di cavallette che hanno letteralmente divorato terreni dedicati al pascolo nelle campagne intorno a Nuoro tra Ottana, Orani, Orotelli e Bolòtana. Le campagne si inaridiscono, manca il cibo per il bestiame e il danno economico per gli allevatori è ingente. La Coldiretti, l’associazione di categoria, ha lanciato l’allarme su una ventina di aziende in difficoltà. Non c’è scampo per animali, allevatori, agricoltori.

Ma perché è scattata questa emergenza?

Abbandono delle campagne e cambiamenti climatici, tra le maggiori cause. Non solo. Molti terreni non sono coltivati da lungo tempo, dismessi, asciutti, compatti oppure non si possono arare perché ci sono alberi e piante. È su questa superficie che si riproducono le cavallette, nella stagione estiva, sotto il suolo a 5 cm di profondità, in gruppi, all’interno di piccoli astucci contenenti decine di uova. Ogni femmina ne depone 60-90, nella primavera successiva con l’innalzamento delle temperature si schiudono le uova e gli insetti cominciano il loro ciclo di vita, breve ma intenso. Nell’agosto che seguirà le cavallette infine moriranno. Ma dopo di loro, la desolazione.

Non si tratta di un fenomeno nuovo

Ma di una nuova emergenza dopo il crollo del prezzo del latte e i danni da maltempo con le alluvioni. Già negli anni passati, ettari di campagna sarda erano stati infestati dalle cavallette: negli anni 40 e più recentemente negli anni 90. Nell’ultima emergenza si utilizzarono insetticidi, prodotti a base di arsenico e fosforganici che debellarono sì gli insetti ma inquinarono l’ambiente ed ebbero un impatto negativo su animali domestici e selvatici. Oggi si può agire con la prevenzione - sottolinea il Prof. Ignazio Floris, entomologo dell’Università di Sassari - arando i terreni incolti in modo da evitare la deposizione delle uova. Oppure introdurre nei campi antagonisti naturali che impediscano la propagazione delle cavallette senza trattare ulteriormente le terre con prodotti chimici. Tra le possibili soluzioni, l’avifauna che però presenta dei rischi. Fondamentale la gestione territorio – dice il Prof. Floris - altrimenti la natura riprende il sopravvento sull’uomo. E’ l’unico modo per non affrontare una nuova emergenza il prossimo anno.

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