Le maree solide deformano la crosta terrestre e muovono i continenti

Scienze

È quanto emerso da uno studio a cui hanno collaborato l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’Università La Sapienza di Roma

Provocando dei fenomeni noti come maree solide, la Luna è in grado di influenzare la tettonica delle placche e deformare la crosta terrestre. È quanto emerge da una nuova ricerca, frutto di una collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’Università La Sapienza di Roma. Finora l’influenza diretta del corpo celeste sulle placche tettoniche non era mai stata dimostrata in modo convincente, ma i risultati dello studio “Tidal modulation of plate motions”, pubblicato sulla rivista Earth Science Reviews, sembrano fornire le prove di cui la comunità scientifica era alla ricerca.

Le caratteristiche delle maree solide

Le maree solide sono delle deformazioni del suolo e di tutta la crosta terrestre che avvengono durante il passaggio allo zenit della Luna e del Sole. Possono dislocare il suolo sia sulla verticale che sulla orizzontale di diversi centimetri. Gli effetti periodici delle maree si verificano a intervalli di tempo molto diversi: se alcuni hanno alta frequenza (e si verificano dunque con cadenza semidiurna, diurna, bisettimanale e mensile), altri sono più rari. Quest’ultimi hanno cadenze più lunghe: semi-annuali, annuali, 8,8 e i 18,6 anni circa, fino ad arrivare a quella della precessione degli equinozi che ha un periodo di 26.000 anni. Lo studio dell’Ingv si è focalizzato sulle maree solide con periodi di 8,8 e 18,6 anni, dovute, rispettivamente, alla precessione del perigeo e del nodo ascendente della Luna.

Lo svolgimento dello studio

Utilizzando la rete globale di stazioni GNNS (“Global Navigation Satellite Systems”), i ricercatori hanno studiato le oscillazioni orizzontali di bassa frequenza sulle linee di base intercontinentali che, a differenza di quelle ad alta frequenza, sono univocamente attribuibili alle sollecitazioni mareali. Sono così riusciti a effettuare misure di velocità tra le pacche anche tra stazioni a migliaia di chilometri di distanza. Dallo studio, coordinato da Davide Zaccagnino, Francesco Vespe e Carlo Doglioni, è emerso che la deriva secolare dei continenti è modulata da una vibrazione che oscilla alle stesse basse frequenze delle maree.

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