Ritrovata la coda dello spinosauro, il più grande dinosauro predatore

Scienze

I suoi resti sono stati trovati nel deserto del Sahara da un gruppo internazionale di ricercatori. Permetteva all’animale di nuotare con abilità nei fiumi del Cretaceo 

Nel deserto del Sahara è stata ritrovata la coda dello spinosauro, il più grande dinosauro predatore di tutti i tempi. Alta, piatta, dotata di potenti muscoli e articolazioni flessibili, si muoveva lateralmente con un moto ondulatorio e permetteva all’animale di nuotare con abilità nei fiumi del Cretaceo. La scoperta è stata pubblicata sulle pagine della rivista specializzata Nature da un gruppo internazionale di ricerca di cui fanno parte anche numerosi paleontologi italiani. “Ora si dovranno riscrivere tutti i libri sui dinosauri”, afferma Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano che ha preso parte agli scavi supportati dal National Geographic. “Questa coda rappresenta la prima inequivocabile prova che i dinosauri invasero anche gli habitat acquatici con un modello anatomico completamente nuovo e originale, che cancella la falsa convinzione che tutti i dinosauri privi di penne fossero costretti ad abitare solo gli ecosistemi di terraferma”, aggiunge il ricercatore.

Il ritrovamento della coda

Nel corso di quattro campagne di scavo, condotte tra il 2015 e il 2019, il gruppo internazionale di paleontologi ha estratto da un pendio roccioso quasi 40 vertebre e altre ossa della coda di un grande dinosauro, che erano racchiuse nello stesso strato da cui era già venuto alla luce lo scheletro incompleto di spinosauro protagonista di uno studio pubblicato su Science nel 2014. Matteo Fabbri ha condotto un’analisi paleoistologica dei resti presso l’Università di Yale, che ha permesso di confermare l’appartenenza dei resti ossei allo stesso giovane esemplare di spinosauro, lungo oltre 10 metri e pesante più di 3,5 tonnellate.

Il funzionamento della coda

La coda dello spinosauro, attualmente completa all’80%, aveva dei grandi fasci muscolari e delle lunghe spine, situate sopra e sotto le vertebre, che la rendevano alta e piatta (un po’ come l’estremità di una pagaia). Gli esperti di biomeccanica di Harvard hanno simulato il suo funzionamento realizzandone un modello mosso da un braccio robotico all’interno di un tunnel pieno d’acqua. “Il test ha dimostrato che in acqua la coda dello spinosauro aveva un’efficienza propulsiva di gran lunga maggiore delle code lunghe e sottili dei dinosauri carnivori tipicamente terrestri”, spiega Dal Sasso. “Era più simile alle code dei vertebrati acquatici viventi, che nuotano bene anche controcorrente”, aggiunge il paleontologo. “La coda nastriforme dava anche maggiore stabilità, riducendo la tendenza al rollio. A questo poteva contribuire anche la grande vela dorsale, che forse funzionava come una chiglia inversa”. 

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