Cervello, il Gps per orientarsi serve anche per muoversi tra concetti


Scienze

Uno studio dell’Università di Trento fornisce il primo riscontro sperimentale a una teoria già nota: le aree cerebrali coinvolte per elaborare nuove idee e memorie sono le stesse utilizzate per orientarsi e muoversi in uno spazio fisico 

Le aree e gli schemi sfruttati dal cervello per aiutare una persona a orientarsi in un luogo fisico, che si tratti di una casa o delle vie di una città, sono gli stessi utilizzati per muoversi tra concetti o pensieri. Esiste dunque un parallelismo per il cervello tra il mondo fisico e quello delle idee, un’importante scoperta che si deve al team del Centro interdipartimentale mente/cervello (CIMeC) che ha lavorato presso i laboratori dell’Università di Trento. Come spiegato dai ricercatori su Journal of Neuroscience, i risultati ottenuti forniscono un riscontro sperimentale a un’ipotesi che era stata già avanzata anche dal premio Nobel Edvard I. Moser.

Cervello, la scoperta sul Gps che lo guida

Il gruppo di ricerca del CIMeC è giunto alle conclusioni presentate attraverso un particolare esperimento, nel quale alcune categorie di oggetti mai visti prima, che combinavano in maniera diversa caratteristiche come grandezza e frequenza del suono prodotto, dovevano essere riconosciute e nominate dai partecipanti. Mentre i volontari presentavano una dopo l’altra le parole imparate attribuite ai nuovi oggetti, i ricercatori ne hanno monitorato l’attività cerebrale con una risonanza magnetica funzionale: l’esame ha permesso di scoprire che l’elaborazione di questi nuovi concetti coinvolgeva le stesse aree a cui il cervello si affida per “navigare” nello spazio fisico. In particolare, in queste zone cerebrali vengono individuate “le caratteristiche necessarie (direzione e distanza) per ricostruire fedelmente il "percorso" effettuato dal pensiero nel passare da un concetto all’altro”, spiegano i ricercatori.

Spiegato declino fisico e cognitivo dell’Alzheimer

Secondo gli autori dello studio il cervello tende quindi a riciclare i codici neurali con cui si orienta in uno spazio fisico “per organizzare, sotto forma di mappe concettuali spaziali, le proprie memorie, e navigare, letteralmente, nello spazio delle idee”. La scoperta, inoltre, spiega l’utilità delle tecniche di memorizzazione per imparare e consolidare nella memoria varie informazioni ma, soprattutto, offre una nuova chiave per comprendere perché nei pazienti malati di Alzheimer il declino fisico sia accompagnato da quello cognitivo. I ricercatori dell’Università di Trento spiegano che la capacità di ricordare dove si trovano e quanto distano tra loro i punti di riferimento necessari per orientarsi nello spazio dipende da una sorta di “Gps del cervello”, costituito da “alcune cellule cerebrali (neuroni, localizzate nella regione ippocampale e nella corteccia mediale prefrontale), che si attivano quando ci troviamo in specifiche posizioni o ci muoviamo in determinate direzioni”. Le stesse componenti, stando alla nuova scoperta, ci aiutano a organizzare concetti e memorie complesse. 

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