Il Sahara era ricco di pesci che sfamavano i pescatori

Scienze

Lo svela un nuovo studio condotto da un team internazionale che, grazie a ritrovamenti fossili, ha ricostruito l’ecosistema di una regione sahariana nell’Olocene medio: per circa l’80% era composto da pesci 

Sembra impossibile oggi pensare al deserto del Sahara come a un luogo abitato da pesci. Eppure, secondo un nuovo studio migliaia di anni fa non solo questi animali acquatici facevano parte dell’ecosistema sahariano, ma sarebbero finiti spesso e volentieri sui “menù” dei pescatori locali. Il pesce gatto e la tilapia sarebbero stati i pesci più comuni di quell’epoca, come spiegato nella ricerca, pubblicata su Plos One e realizzata da una collaborazione tra il Museo di Storia Naturale del Belgio e l’Università Sapienza di Roma.

I pesci in un Sahara più umido

La scoperta dei pesci che abitavano il Sahara nell'Olocene medio è stata possibile grazie ai fossili ritrovati nei pressi della grotta Takarkori, in Libia meridionale, che hanno permesso di riportare alla luce gli animali che un tempo, oltre all’uomo, abitavano questi luoghi. Degli oltre 17.500 resti rinvenuti nella zona, l’80% apparteneva a pesci, specialmente tilapia e pesce gatto, la maggior parte dei quali sarebbero serviti secondo i ricercatori a sfamare gli abitanti locali. Secondo Savino di Lernia della Sapienza di Roma, tra gli autori dello studio, “la presenza di specie tipiche dell’Africa orientale ha permesso di ricostruire la progressiva migrazione di pesci dal Nilo al centro del Sahara, avvenuta quando l’ambiente era più umido e offriva delle vie d’acqua tra loro connesse”.

I cambiamenti climatici hanno trasformato il Sahara

Per dare un’idea più precisa dell’ecosistema descritto nella nuova ricerca, il geoarcheologo dell’Università Statale di Milano Andrea Zerboni sottolinea che “tra 10.000 e 5000 anni fa il Sahara non era un deserto come oggi, ma una regione caratterizzata da un paesaggio variegato, che alternava dune sabbiose costellate di piccoli laghi, a fiumi che scorrevano dalle montagne verso ampie pianure coperte da savana”. Vicino alla grotta Takarkori, infatti, scorreva un fiume lungo quasi 200 chilometri che congiungeva la Libia alla Tunisia. I ritrovamenti fossili dimostrano però come, con il passare del tempo, i pesci diminuirono notevolmente, fino ad arrivare a rappresentare solo il 40% dei resti rinvenuti tra 5900 e 4650 anni fa. In particolare, la riduzione delle tilapie sarebbe stata più accentuata, probabilmente perché gli organi respiratori dei pesci gatto permettevano a questi animali di sopravvivere anche in acque poco ossigenate e con un basso fondale, caratteristiche legate all’inaridimento a cui andò incontro questa regione. Secondo Savino di Lernia, uno dei risultati più importanti ottenuti grazie a questo studio è la possibilità di “ricostruire l’antico reticolo idrografico della regione sahariana e la sua interconnessione con il Nilo, fornendo informazioni cruciali sui drammatici cambiamenti climatici che hanno portato alla formazione del più caldo deserto del mondo”. 

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