Buco nero “impossibile”, tre studi mettono in dubbio le sue dimensioni

Scienze
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Secondo queste ricerche indipendenti, pubblicate sul portale arXiv, l’enorme massa del corpo celeste potrebbe non essere altro che il frutto di un errore di valutazione 

Verso la fine di novembre 2019, un gruppo internazionale di scienziati ha annunciato, tramite la pubblicazione di uno studio sulla rivista Nature, la scoperta di un buco nero stellare dalla massa mostruosa, pari a 70 volte quella del Sole. Nelle ultime settimane questo ritrovamento ha attirato l’attenzione degli esponenti della comunità scientifica: secondo le attuali teorie, infatti, l’esistenza di un corpo celeste con queste caratteristiche sarebbe impossibile. Il buco nero, chiamato Lb-1, si trova a 15.000 anni luce dalla Terra e presenta anche altre caratteristiche insolite, tra cui la totale assenza di raggi X. Tutte queste bizzarrie hanno insospettito vari ricercatori, portandoli a mettere in dubbio la validità della scoperta. Tre ricerche indipendenti, recentemente pubblicate sul portale arXiv, indicano che l’enorme massa del buco nero potrebbe non essere altro che il frutto di un errore di valutazione.

Un possibile errore di valutazione

I tre studi sono stati condotti dai ricercatori dell’Università della California di Berkeley, dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, e da una collaborazione internazionale guidata dall’Università di Auckland della Nuova Zelanda. Ognuna di queste ricerche si è focalizzata su un presunto errore riguardante la luce che è stata interpretata come emissione del disco di accrescimento del buco nero. In realtà questa radiazione sarebbe dovuta alla stella compagna che col corpo celeste forma il sistema binario Lb-1. Sarebbe stata proprio questa “illusione ottica” a determinare una stima errata della massa del buco nero, che in realtà sarebbe inferiore alle 20 masse solari, un valore in linea con i modelli teorici attualmente utilizzati. Questi risultati mettono in dubbio la validità dello studio pubblicato lo scorso novembre sulla rivista Nature dall’Accademia Cinese delle Scienze e indicano che, con ogni probabilità, non sarà Lb-1 a costringere la comunità scientifica a riscrivere i modelli di evoluzione delle stelle che spiegano la formazione dei buchi neri

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