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Un fossile dell’universo: scoperta per caso un'antica galassia nana

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2' di lettura

L’ammasso stellare Bedin 1, nominato come l’italiano a capo del team di ricerca, avrebbe 13 miliardi di anni ed è stato individuato per sbaglio, cercando di studiare le nane bianche 

Si nascondeva dietro un ammasso di stelle l’antichissima galassia scoperta quasi casualmente da un team guidato dall’italiano Luigi Bedin, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) a Padova. Cercando di ottenere nuove informazioni sulle nane bianche utilizzando il telescopio Hubble della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), i ricercatori si sono infatti imbattuti in un gruppo di stelle che, in realtà, altro non erano che una galassia nana vecchia quasi quanto l’universo stesso. Bedin sottolinea che si tratta di “una scoperta davvero fortuita, poiché poche immagini di Hubble sono così profonde e coprono una così piccola area del cielo”.

La galassia antica quasi come l’universo

La galassia nana individuata per sbaglio sorprende i ricercatori per diverse ragioni: in primis, sarebbe nel “cortile cosmico” della Terra, come spiega la Nasa, poiché si trova a soli 30 milioni di anni luce dal pianeta e rappresenta l’ammasso stellare più isolato tra quelli scoperti finora, dato che è situato a 2 milioni di anni luce da NGC 6744, la galassia più vicina. “Siamo rimasti davvero sorpresi di scoprire che quel gruppo di stelle era in realtà una galassia piccola ed estremamente antica”, afferma Bedin. A causa inoltre dell’età di 13 miliardi di anni, la galassia nana può essere considerata “praticamente uno dei più antichi fossili viventi mai osservati” nell’universo, la cui origine è datata circa a 13.7 miliardi di anni fa.

Altre galassie nel cortile cosmico della Terra?

La galassia nana da poco individuata, nominata Bedin 1, è notevolmente più piccola e luminosa rispetto alla Via Lattea. Prima di arrivare alla scoperta, di cui si parla anche sulla rivista Monthly Notices della Royal Astronomical Society Letters, i ricercatori avevano puntato il telescopio spaziale Hubble sull’ammasso di stelle NGC 6752. Secondo la ricercatrice Inaf Daniela Bettoni, l’antichissima galassia nana potrebbe rappresentare il punto di partenza per trovare “una cospicua popolazione di oggetti simili”. La probabilità di effettuare scoperte di questo tipo aumenterà ulteriormente nel 2020, anno del lancio del nuovo telescopio Wfirst, in grado di coprire con la propria ‘vista’ una porzione molto più ampia di cielo, con “una sensibilità estremamente elevata”.

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