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Rembrandt, svelato l’ingrediente segreto con cui rendeva i quadri tridimensionali

I titoli delle 17 del 10/01

2' di lettura

I ricercatori dell’Università tecnica di Delft e del Rijksmuseum di Amsterdam lo hanno scoperto utilizzando il super microscopio europeo Esrf per analizzare tre opere 

Una delle caratteristiche più rivoluzionarie dello stile di Rembrandt è l’effetto tridimensionale presente in molti dei suoi dipinti. Per ottenerlo, l’artista ha utilizzato la tecnica dell’impasto, ovvero l’applicazione di uno spesso strato di pittura che riflette la luce, trasmettendo a chi osserva la tela la sensazione di poter quasi toccare ciò che il pittore ha rappresentato. Nella mistura utilizzata da Rembrandt, preparata utilizzando pigmenti presenti sul mercato nel XVII secolo, è presente un ingrediente segreto che la scienza è riuscita a identificare solo oggi, a distanza di oltre tre secoli dalla morte dell’artista olandese. Si tratta della plumbonacrite, un minerale che in passato era impiegato molto di rado nella realizzazione dei dipinti. Sono stati i ricercatori olandesi dell’Università tecnica di Delft e del Rijksmuseum di Amsterdam a scoprire la natura dell’ingrediente segreto, utilizzando il super microscopio europeo Esrf (European Synchrotron Radiation Facility), la struttura per la luce di sincrotrone di Grenoble. I risultati del loro studio sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Angewandte Chemie.

La conservazione dei quadri di Rembrandt

Grazie a questa scoperta sarà possibile conservare e restaurare in modo più efficace le opere di quello che gli esperti considerano il più grande pittore dell’Età dell’oro olandese. Per individuare la plumbonacrite, i ricercatori hanno utilizzato la potente luce del sincrotrone per analizzare tre opere di Rembrandt: il 'Ritratto di Marten Soolmans' conservato al Rijksmuseum, 'Betsabea' del Louvre e 'Susanna' del museo Mauritshuis.

Una scoperta sorprendente

Victor Gonzalez, il coordinatore dello studio, ha dichiarato che i membri del team di ricerca non si aspettavano di rintracciare la plumbonacrite, perché si tratta di un minerale che in passato non era utilizzato molto di frequente dai grandi maestri della pittura. "Inoltre la nostra ricerca dimostra che la sua presenza non è accidentale o dovuta a contaminazione, ma il risultato di una sintesi fatta intenzionalmente". Gli studiosi ritengono che Rembrandt potrebbe aver utilizzato altre ‘ricette’ per creare i suoi capolavori. “È questo il motivo per cui analizzeremo campioni di altre opere realizzate da lui e da pittori della sua cerchia", spiega la ricercatrice Annelies van Loon. 

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