Ritirato Kepler, il telescopio che ha scoperto 2600 pianeti

Scienze
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Dopo 9 anni di attività, la Nasa ha annunciato che il veicolo spaziale ha esaurito il carburante: è stato fondamentale nell’ampliare le conoscenze sui corpi celesti esterni al Sistema Solare

Dopo nove anni di onorato servizio, Kepler ha esaurito il carburante e andrà in pensione. La Nasa ha infatti annunciato la fine della missione del telescopio spaziale, che ha contribuito in maniera eccezionale ad ampliare le conoscenze nel campo dell’astronomia. Al veicolo, ribattezzato con il nome del cosmologo tedesco Johannes Kepler, si deve infatti la scoperta di più di 2600 pianeti situati all’esterno del Sistema Solare, un risultato inedito e straordinario per la Nasa. Il telescopio ha anche rinvenuto le tracce di 2900 mondi alieni, dati che potranno ora essere analizzati e confermati.

I pianeti esterni al Sistema Solare

Era il marzo 2009 quando Kepler fu lanciato in orbita dalla Nasa in una missione che aveva lo scopo di individuare gli esopianeti, ovvero i corpi celesti non appartenenti al Sistema Solare, un orizzonte all’epoca ancora quasi completamente sconosciuto, come ammesso da William Borucki del Centro di ricerca Ames della Nasa, responsabile del progetto. “Quando abbiamo concepito questa missione - spiega - 35 anni fa, non conoscevamo alcun pianeta esterno al Sistema Solare. Abbiamo dimostrato che ci sono più pianeti che stelle nella Via Lattea, e che molti somigliano alla Terra”. Uno dei risultati più significativi di Kepler, infatti, riguarda la rilevazione di corpi celesti che possiedono condizioni favorevoli alla vita, come per esempio una distanza adatta dal Sole che permetta la presenza di acqua liquida.

Una missione oltre le aspettative

Durante la sua missione, Kepler è andato oltre ogni aspettativa. Basti pensare che il progetto, che prevedeva inizialmente una durata di tre anni e mezzo, è stato poi esteso fino al 2016, e infine a oggi. In seguito a un guasto avvenuto nel 2013, il veicolo spaziale fu riparato nell’anno successivo ed è tornato in attività in una seconda missione, chiamata K2. La tecnica utilizzata per ricercare i pianeti si basava sulla variazione della luminosità di una stella, causata dal passaggio del corpo celeste contro il suo disco, unita all’effetto della lente gravitazionale, che consente di osservare un oggetto alle spalle di una galassia massiccia a causa di una distorsione della luce. Già quest’estate la Nasa aveva notato che Kepler stava lentamente esaurendo il carburante: nei prossimi giorni, il trasmettitore e le strumentazioni saranno spente, e il telescopio sarà lasciato alla deriva lungo la sua orbita, lontana dalla Terra.

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