Dagli Usa arriva un test del sangue per prevedere la data del parto

La stima dell'età del feto tramite test del sangue è risultata accurata al 45% (foto: archivio LaPresse)
3' di lettura

La tecnica, sviluppata dai ricercatori dell'Università di Stanford, si serve dell'analisi delle molecole di Rna del feto che circolano nel sangue materno. In futuro potrebbe aiutare a ridurre i problemi legati alle nascite premature

Un semplice test del sangue potrebbe prevedere in maniera piuttosto accurata la data del parto e anche la possibilità che la gravidanza si concluda prima del termine. La nuova tecnica è stata messa a punto dai ricercatori dell'Università di Stanford e consiste nell'analisi delle molecole di Rna del feto circolanti nel sangue materno. Descritta sulla rivista "Science", in futuro potrebbe contribuire a ridurre i problemi legati alle nascite premature.

L'età del feto

I ricercatori di Stanford hanno lavorato su due gruppi di donne raccogliendo i loro campioni di sangue nel corso della gravidanza. Il primo gruppo era composto da 31 donne danesi che hanno partorito al termine dei nove mesi di gestazione, mentre nel secondo gruppo erano inserite 38 americane a rischio parto pre-termine, poichè avevano già avuto delle contrazioni o precedenti di parti prematuri. Dai campioni prelevati dalle donne che hanno portato a termine la gravidanza nei tempi previsti, è stato identificato un gruppo di nove molecole di Rna messaggero. Queste sono una sorta di orologio che indica l'età del feto con la stessa accuratezza di un'ecografia", spiega Davide De Pietri Tonelli, coordinatore del laboratorio di neurobiologia dell'Rna dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. La stima dell'età gestazionale tramite analisi del sangue è, infatti, risultata accurata nel 45% dei casi rispetto alla media del 48% delle ecografie a ultrasuoni effettuate nel primo trimestre di gravidanza.

Nascite premature

Le molecole individuate nel primo gruppo di donne, però, non hanno funzionato nella previsione di un eventuale rischio di parto prematuro. Per questa ragione, i ricercatori hanno continuato a lavorare sul secondo gruppo di donne, quello composto da americane a rischio parto pre-termine, riuscendo a identificare altri sette geni che indicavano una possibile nascita prematura in sei casi su otto, quindi con un'accuratezza del 75-80%. "Si tratta principalmente di geni materni, diversi da quelli che danno informazioni sull'età gestazionale", osserva Mira Moufarrej, fra gli autori della ricerca. "Pensiamo - prosegue - che sia la madre a mandare un segnale che è pronta a 'tagliare la corda'".

Il confronto con l'ecografia

Al momento, le stime sulla data del parto vengono effettuate in base all'ultimo ciclo mestruale materno e all'ecografia a ultrasuoni. Non sempre, però, i risultati sarebbero affidabili. Inoltre, questo esame strumentale necessita di personale specializzato e apparecchiature costose, non sempre disponibili nei paesi più poveri. La tecnica sviluppata a Stanfornd è, invece, abbastanza economica. "Si tratta di una tecnica molto promettente - conclude De Pietri Tonelli - e più accessibile rispetto all'ecografia, ma va testata su un numero maggiore di donne. È comunque un buon inizio".

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