Celiachia, i virus innescano la malattia nei pazienti predisposti

Cibi senza glutine (Getty Images)
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È emerso da uno studio presentato in occasione del Convegno Nazionale ‘La biopsia intestinale nella diagnosi e nel follow-up della malattia celiaca’ 

La ricerca nell’ambito della celiachia ha permesso di scovare dei nuovi probabili responsabili della patologia.
Secondo quanto emerso da uno studio presentato in occasione del Convegno Nazionale ‘La biopsia intestinale nella diagnosi e nel follow-up della malattia celiaca’, i virus contribuirebbero all’attivazione della malattia nei soggetti predisposti.
La celiachia è una patologia autoimmune caratterizzata dall’intolleranza al glutine. Nei soggetti affetti, le difese immunitarie, allertate dalla presenza della proteina del grano, rispondono impropriamente al ‘nemico’ danneggiando le pareti dell’intestino.
Il glutine, negli individui celiaci, attiva una vera e propria risposta immunologica. Ragion per cui la patologia obbliga chi ne è affetto a scegliere rigorosamente gli alimenti della propria dieta, escludendo tutti i prodotti alimentari contenenti la proteina del grano.

Risultati del progetto di ricerca

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Celiachia, ha permesso di analizzare nel dettaglio la possibile presenza di similitudini tra la risposta al glutine e quella ai virus.
Gli esperti sono infatti riusciti a dimostrare che le proteine alimentari presenti nel glutine, insieme a quelle virali “possono simulare e potenziare la risposta immunitaria innata ai virus, contribuendo a innescare la celiachia in soggetti geneticamente predisposti”.
Oltre a implementare le conoscenze in ambito, la ricerca sarà preziosa per lo sviluppo di nuove tecniche di diagnosi e per riuscire a predire efficacemente l’eventuale insorgenza della patologia.

Celiachia, in Europa l’80% dei casi ancora senza diagnosi

L’Associazione Italiana Celiachia, in occasione della giornata mondiale della celiachia tenutasi lo scorso 16 maggio, ha rivelato che in Italia sono solo 200mila i pazienti accertati, a fronte di più di 600mila celiaci. In Europa almeno l’80% dei casi non è ancora stato diagnosticato.
Secondo gli esperti questi ritardi negli accertamenti clinici derivano soprattutto dai tempi di attesa troppo prolungati. Nel continente europeo la diagnosi dalla patologia avviene in media otto anni dopo il suo effettivo sviluppo.
"In particolare nei bambini è essenziale la diagnosi precoce, per tutelare il processo di crescita e lo sviluppo, gestendo nel migliore dei modi i sintomi”, spiega Caterina Pilo, Direttrice Generale Aic.
La mancata diagnosi può provocare nei piccoli l’insorgenza di eventuali severe complicazioni, quali la perdita di peso, il ritardo della pubertà e la stanchezza cronica.

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