Oxford: tassare la carne rossa per compensare i costi delle malattie

Foto di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Gli studiosi dell’ateneo inglese hanno stimato che con questa misura economica si risparmierebbero ogni anno circa 41 miliardi di dollari in cure sanitarie e aiuterebbe a salvare 220mila vite 

Il consumo eccessivo di carni rosse è tra le principali cause di tumore (in particolare quello al colon-retto), ma contribuisce anche all’insorgere di altri disturbi come diabete e malattie cardiache, le cui cure rappresentano un’ingente spesa per la società. Da questi presupposti ha preso il via uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford, con il quale propongono di tassare la carne rossa per compensare il costo dei trattamenti per le malattie derivanti dal suo abuso e per ridurre il consumo della stessa.

Un risparmio di 41 miliardi di dollari

Come si legge nell’articolo pubblicato sulla rivista Plos One, malattie e disturbi legati a una dieta con troppa carne rossa costano agli stati circa 285 miliardi di dollari in trattamenti sanitari. Alla luce di questo dato, gli studiosi hanno proposto di istituire una tassa del 20% sulla carne non lavorata (ad esempio, le bistecche) e del 110% su quelle lavorate, ossia quelle che, come spiega l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), “hanno subito una trasformazione attraverso processi di salatura, polimerizzazione, fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore e migliorare la conservazione”, come insaccati e salumi. Si stima che con questa misura le casse del pianeta risparmierebbero ogni anno circa 41 miliardi di dollari e si eliminerebbe, o compenserebbe, il 70% dei costi sanitari.

Adottare politiche fiscali verso cibi insalubri

Oltre al risparmio economico, l’imposta porterebbe notevoli benefici anche in termini di salute. I ricercatori hanno infatti stimato che il consumo medio di carne rossa si ridurrebbe a due porzioni a settimana - oggi nei paesi ricchi la media è di un piatto al giorno - e si verificherebbero circa 220.000 decessi in meno all’anno.
Nel 2015 l’Oms ha classificato come cancerogene le carni rosse lavorate e come parzialmente cancerogene quelle non trattate, posizione parzialmente rivista lo scorso settembre, quando l’assemblea delle Nazioni Unite, su pressione anche dell’Italia, ha dichiarato che non esistono "cibi sani o insalubri", bensì "diete sane o insalubri”.
La proposta di Oxford si pone in linea con il progetto di risoluzione Onu presentato da sette stati (tra cui la Francia) qualche giorno fa, con il quale si esortano “gli stati membri ad adottare politiche fiscali e regolatorie verso cibi e bevande insalubri”.

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