Health, artrite psoriasica e salute mentale: la sfida della diagnosi precoce

Salute e Benessere
Raffaella Cesaroni

Raffaella Cesaroni

L'artrite psoriasica e i disturbi della salute mentale sono condizioni molto diverse tra loro, ma condividono una caratteristica fondamentale: il riconoscimento precoce dei segnali e l'accesso tempestivo alle cure possono cambiare radicalmente la qualità di vita delle persone

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Dolore alle articolazioni, rigidità mattutina, dita delle mani o dei piedi che si gonfiano, stanchezza persistente. Sintomi spesso attribuiti all'età, allo stress o a piccoli problemi muscolo-scheletrici che invece possono essere il segnale di una malattia infiammatoria cronica.

L'artrite psoriasica è una patologia autoimmune che interessa articolazioni, tendini ed entesi, le strutture che collegano tendini e legamenti alle ossa. Può manifestarsi in persone che soffrono di psoriasi e comparire anche molti anni dopo le prime lesioni cutanee.

 

Secondo le principali società scientifiche internazionali, interessa una quota della popolazione stimata tra lo 0,3% e l'1%, anche se il dato potrebbe essere sottostimato a causa dei frequenti ritardi diagnostici. La diagnosi precoce rappresenta oggi uno degli obiettivi prioritari della comunità scientifica. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che il controllo tempestivo dell'infiammazione può limitare il danno articolare permanente, preservare la funzionalità e migliorare la prognosi a lungo termine.

 

Secondo il Professor Carlo Selmi, Ordinario di Medicina Interna presso Humanitas University e Responsabile dell'Unità Operativa di Reumatologia e Immunologia Clinica dell'IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano: "l'artrite psoriasica è una malattia eterogenea che può coinvolgere articolazioni periferiche, colonna vertebrale, tendini e legamenti e che proprio per questa complessità può essere confusa con altre forme di dolore muscolo-scheletrico". L'esperto sottolinea inoltre come la patologia presenti caratteristiche differenti rispetto all'artrite reumatoide, pur condividendo alcuni sintomi, e richieda quindi un percorso diagnostico specifico fondato sulla valutazione clinica, sulla storia del paziente e sull'integrazione di competenze diverse.

 

Diagnosi ancora in ritardo: il peso dei sintomi sottovalutati

Uno dei problemi principali resta il ritardo diagnostico. Molti pazienti convivono per anni con sintomi che non vengono correttamente interpretati o collegati alla psoriasi. "Ancora oggi molte persone arrivano alla diagnosi dopo cinque o sette anni dall'esordio dei sintomi. Spesso chi soffre di psoriasi e lamenta dolori articolari non viene immediatamente indirizzato verso un approfondimento reumatologico", evidenzia Silvia Tonolo, Presidente dell'Associazione Nazionale Malati Reumatici - ANMAR Onlus.

 

Il risultato è che la malattia continua a progredire mentre l'infiammazione compromette progressivamente articolazioni e capacità funzionali.

Per questo motivo gli specialisti insistono sulla necessità di riconoscere tempestivamente alcuni campanelli d'allarme: dolore articolare persistente, rigidità al mattino che dura oltre trenta minuti, gonfiore delle dita, dolore a livello dei talloni o delle inserzioni tendinee e affaticamento cronico.

 

Le nuove terapie e il valore del lavoro di squadra

Negli ultimi anni la ricerca ha profondamente modificato lo scenario terapeutico dell'artrite psoriasica. Oggi sono disponibili farmaci biologici e molecole innovative capaci di agire su specifici meccanismi dell'infiammazione, consentendo un controllo sempre più efficace della malattia. "L'obiettivo non è soltanto ridurre il dolore, ma controllare l'attività infiammatoria, prevenire il danno articolare e consentire ai pazienti di mantenere una vita pienamente attiva" - spiega Selmi.

 

La gestione della patologia richiede inoltre un approccio multidisciplinare che coinvolga reumatologi, dermatologi, medici di medicina generale e altri specialisti, soprattutto nei casi in cui siano presenti manifestazioni a carico di diversi organi e apparati.

Un aspetto particolarmente importante riguarda l'impatto sociale della malattia. L'artrite psoriasica colpisce frequentemente persone in età lavorativa, tra i 30 e i 50 anni, con conseguenze che possono riflettersi sull'attività professionale, sulla vita familiare e sulla partecipazione sociale."Abbiamo oggi strumenti diagnostici e terapeutici che consentono di offrire una buona qualità di vita ai pazienti. Prima si arriva alla diagnosi, minori saranno anche i costi sociali e sanitari legati alla malattia" - conclude Tonolo.

 

Salute mentale, una sfida globale che riguarda 1,17 miliardi di persone

Se per molte malattie croniche il problema è riconoscere i sintomi, nel caso della salute mentale la sfida è ancora più ampia: superare stigma, pregiudizi e disinformazione. I nuovi dati del Global Burden of Disease 2023, pubblicati su The Lancet nel 2026, descrivono una situazione di grande rilevanza sanitaria. Nel mondo circa 1,17 miliardi di persone convivono con un disturbo mentale. Le malattie mentali rappresentano oggi la quinta causa globale di perdita di salute e la prima causa di anni vissuti con disabilità.

 

Dal 1990 al 2023 i casi sono aumentati del 95,5%, mentre il carico complessivo della malattia è cresciuto di oltre il 100%. Tra le condizioni che hanno registrato gli incrementi più significativi figurano i disturbi d'ansia (+64,9%) e la depressione maggiore (+41,3%).

 

Salute mentale non significa assenza di sofferenza

Per comprendere i numeri occorre però partire da una definizione corretta. L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute mentale come uno stato di benessere che permette alle persone di realizzare le proprie capacità, affrontare le normali difficoltà della vita, lavorare in modo produttivo e contribuire alla comunità.

 

Secondo la Prof.ssa Caterina A. Viganò, Medico Psichiatra e Psicoterapeuta IAPP, Professoressa Associata di Psichiatria presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche dell'Università degli Studi di Milano e Responsabile della UOS Centri Riabilitativi Sacco dell'ASST Fatebenefratelli Sacco, è importante superare un equivoco molto diffuso: "la salute mentale non coincide con la felicità e non ogni momento di tristezza, stress o sofferenza rappresenta necessariamente una malattia". Al contrario, spiegano gli esperti, la salute mentale riguarda la capacità di adattarsi agli eventi della vita, sviluppare resilienza e mantenere relazioni significative anche nelle fasi di maggiore difficoltà.

 

Giovani e adolescenti: qui si concentra il peso maggiore della malattia

Uno degli elementi più significativi emersi dallo studio pubblicato su The Lancet riguarda l'età di esordio. Il picco del carico di malattia mentale si registra tra i 15 e i 19 anni, mentre la fascia 20-24 anni rappresenta una fase particolarmente delicata di transizione verso l'età adulta. Inoltre, circa la metà dei disturbi mentali esordisce entro i 14 anni e il 75% entro i 25 anni.

 

"Intercettare precocemente i segnali di disagio significa modificare le traiettorie di vita delle persone prima che la sofferenza si cronicizzi" - sottolinea Viganò, richiamando il valore della prevenzione e dell'intervento precoce. Tra i fattori che contribuiscono all'aumento dei disturbi mentali gli studiosi indicano gli effetti della pandemia, l'isolamento sociale, le disuguaglianze economiche, le crisi globali, le esperienze traumatiche, il bullismo e l'indebolimento delle reti relazionali e comunitarie.

 

Salute mentale e salute del cervello: un binomio inscindibile

Un altro dei messaggi centrali emersi dalla letteratura scientifica più recente riguarda il legame tra salute mentale e salute del cervello. Le emozioni, i comportamenti, la memoria, l'attenzione e le capacità relazionali nascono infatti dal funzionamento cerebrale e non possono essere considerati elementi separati. Per questo motivo gli specialisti insistono sempre più su un approccio integrato che tenga insieme neurologia, psichiatria, psicologia, educazione e prevenzione, favorendo una visione della salute mentale come parte integrante della salute generale della persona.

 

Milano4MentalHealth: quando la salute mentale entra nella vita della città

La risposta alla crescente diffusione del disagio psicologico non può essere affidata esclusivamente ai servizi sanitari. È questa la filosofia che anima Milano4MentalHealth, l'iniziativa promossa dal Comune di Milano che ogni anno dedica il mese di ottobre a eventi, incontri, attività culturali, campagne di sensibilizzazione e momenti di confronto aperti alla cittadinanza sul tema della salute mentale.

 

Come evidenzia Lamberto Bertolé, Assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano e Presidente della Rete Italiana Città Sane OMS: "la salute mentale è una responsabilità collettiva che riguarda le istituzioni, il mondo della scuola, la cultura, il volontariato e tutta la comunità". Il valore delle città consiste nella capacità di costruire contesti inclusivi, contrastare lo stigma e favorire relazioni sociali che rappresentano fattori protettivi fondamentali per il benessere psicologico delle persone.

 

L'obiettivo di Milano4MentalHealth è proprio quello di portare il tema fuori dagli ambulatori e renderlo parte della vita quotidiana dei cittadini, promuovendo una cultura della prevenzione e dell'ascolto. Perché, come evidenziano i dati internazionali, non esiste salute senza salute mentale. E costruire comunità capaci di riconoscere il disagio, contrastare lo stigma e favorire l'accesso alle cure rappresenta oggi una delle principali sfide di salute pubblica.

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