Caso di peste polmonare in Siberia, rischio epidemia: cosa dicono gli esperti

Salute e Benessere

Introduzione

Resta sotto osservazione il caso della ricercatrice morta a Irkutsk, in Siberia, per una polmonite di origine ancora incerta. La donna lavorava all'Irkutsk Anti Plague, circostanza che ha spinto le autorità russe ad adottare ampie misure di sorveglianza sanitaria. Anche la Commissione europea ha confermato di monitorare la situazione attraverso l'Ecdc, mentre la Casa Bianca segue i report sul caso.

Quello che devi sapere

La morte della ricercatrice

Al centro della vicenda c'è Daria Shipilova, ricercatrice di 28 anni impiegata in un istituto specializzato nello studio della peste. Secondo quanto riportato dai media locali, il 25 settembre avrebbe accidentalmente rotto una provetta contenente l'agente patogeno della peste polmonare. Ricoverata pochi giorni dopo per una grave polmonite, la donna è morta nella notte tra il 1° e il 2 ottobre.

 

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Pregliasco: "Attenzione, ma senza allarmismi"

Il caso del presunto contagio di peste polmonare "merita attenzione, ma anche molta prudenza", afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell'Università degli Studi di Milano. Secondo l'esperto, sulla base delle informazioni disponibili non ci sono elementi che autorizzino a parlare di un'epidemia di peste. Siamo però davanti "a un episodio grave e ancora da chiarire, nel quale l'elemento più importante è distinguere i fatti accertati dalle ricostruzioni giornalistiche", aggiunge Pregliasco. "Proprio per questo servono trasparenza, condivisione dei dati microbiologici e rapidità nell'indagine epidemiologica. Le autorità hanno identificato circa 200 contatti e adottato misure di sorveglianza e isolamento. Le informazioni disponibili indicano che non sono stati finora confermati casi secondari e che i contatti sottoposti a test sono risultati negativi".

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Che cos'è la pesta polmonare

L'attenzione degli esperti si concentra sull'eventuale coinvolgimento della Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste bubbonica e polmonare. Quest'ultima rappresenta la forma più delicata perché può trasmettersi da persona a persona attraverso le secrezioni respiratorie in caso di contatti stretti. "È una malattia potenzialmente molto grave e rapidamente evolutiva", afferma Pregliasco. "Ma oggi disponiamo di antibiotici efficaci: la tempestività della diagnosi e della terapia è decisiva".

 

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Il nodo della biosicurezza

Uno degli aspetti più sensibili dell'intera vicenda riguarda la possibile origine professionale dell'infezione. Secondo Pregliasco: "Se fosse confermato che il contagio è avvenuto per la rottura accidentale di una provetta contenente batteri vivi, ci troveremmo davanti a un serio evento di biosicurezza. Laboratori che manipolano patogeni ad alta pericolosità devono disporre di procedure, dispositivi di contenimento, formazione e sistemi di segnalazione degli incidenti estremamente rigorosi. Ogni eventuale falla deve essere ricostruita nel dettaglio, non per alimentare allarmismi, ma per evitare che possa ripetersi". Tuttavia, l'agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor ha precisato che la diagnosi resta quella di una "polmonite di eziologia non determinata" e che gli approfondimenti effettuati non hanno individuato microrganismi collegati all'attività lavorativa della ricercatrice. L'ente ha inoltre escluso incidenti nei laboratori.

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Bassetti: "Malattie infettive da tenere sotto controllo"

Anche Matteo Bassetti invita a mantenere alta l'attenzione. L'infettivologo ha ricordato che oltre 200 persone si trovano in quarantena, sottolineando come episodi di questo tipo dimostrino la necessità di intervenire costantemente nella prevenzione e nel monitoraggio delle malattie infettive. "È chiaro che siamo tutti con il fiato sospeso", afferma.

Nessun rischio immediato per l'Europa

Per gli esperti, allo stato attuale non emergono rischi sanitari immediati per l'Italia o per l'Europa. "La risposta migliore è una sola: dati, trasparenza e sorveglianza epidemiologica", sottolinea Pregliasco. "Per l'Italia e per l'Europa, allo stato attuale, non emergono elementi che facciano pensare a un rischio sanitario immediato. Il caso di Irkutsk deve però essere seguito perché ricorda che patogeni antichi come Yersinia pestis non sono scomparsi e, soprattutto, che la biosicurezza dei laboratori è parte integrante della sicurezza sanitaria globale. La peste appartiene alla storia, ma non soltanto alla storia. Il messaggio non deve essere 'la peste è tornata', bensì che anche nel 2026 la sorveglianza, la biosicurezza e la trasparenza restano indispensabili per impedire a un singolo episodio di trasformarsi in un problema di sanità pubblica", concludono l'esperto.

 

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