Giornata Alzheimer, la ricerca a un punto di svolta ma mancano partecipanti agli studi
Salute e BenessereAttualmente, gli scienziati di tutto il mondo sono al lavoro su 158 potenziali terapie e sono in corso 192 studi clinici, 8 dei quali sono in fase III, l'ultimo miglio della ricerca clinica prima di raggiungere i pazienti. Progressi nella ricerca che però rischiano di essere rallentati dalla difficoltà di reclutare partecipanti alle ricerche: ne servirebbero circa 55mila, ma i criteri di selezione molto stringenti fanno sì che occorra coinvolgerne almeno 350 mila
Quasi 160 possibili terapie in valutazione in oltre 192 studi clinici nel mondo, otto dei quali in fase III attesi al completamento entro il 2026. Progressi nella ricerca che rischiano di essere rallentati dalla difficoltà di reclutare partecipanti alle ricerche: ne servirebbero circa 55mila, ma i criteri di selezione molto stringenti fanno sì che occorra coinvolgerne almeno 350.000. Sono i numeri del Rapporto Mondiale 2026 diffuso da Adi - Alzheimer's Disease International in occasione della XXXIII Giornata Mondiale Alzheimer, che ricorre domani, e presentato nel nostro Paese da Alzheimer Italia.
Il documento è dedicato alla ricerca clinica sulle demenze, che "è in una fase di espansione senza precedenti" e ha mostrato per la prima volta che alcuni trattamenti possono rallentare la progressione della condizione. Ad ostacolare la partecipazione alle ricerche sono la difficoltà di accesso agli esami specialistici e, soprattutto, la diagnosi spesso tardiva: a livello globale si stima che il 75% delle persone che convivono con una forma di demenza non riceva una diagnosi formale: in alcuni Paesi può raggiungere il 90%. Questo impatta anche sulle potenzialità dei nuovi trattamenti, che agiscono soprattutto nelle fasi iniziali della condizione: da qui l'importanza della diagnosi precoce.
I segnali d'allarme da non sottovalutare
La campagna pone l'attenzione anche su 10 segnali d'allarme da non sottovalutare: perdita di memoria, difficoltà a svolgere attività abituali, problemi con il linguaggio, disorientamento nel tempo e nello spazio, scarso o ridotto giudizio, difficoltà a tenere traccia delle cose, oggetti messi nel posto sbagliato, cambiamenti dell'umore e del comportamento, difficoltà a comprendere le informazioni visive e spaziali, ritiro dal lavoro o dalle attività sociali.
Secondo i ricercatori della Lancet Commission, fino al 45% dei casi potrebbe essere ritardato o ridotto agendo sui fattori di rischio: indicate come azioni positive la partecipazione ad attività cognitive, sociali e fisiche, lo stop al fumo, la riduzione del consumo di alcol e un'alimentazione sana ed equilibrata. Suggerito poi di gestire obesità, diabete, ipertensione, colesterolo e perdita dell'udito, e sconsigliata la terapia ormonale in menopausa come strumento per ridurre il rischio.