Glaucoma, prima sperimentazione sull’uomo per una terapia genica "anti-invecchiamento"

Salute e Benessere

Un paziente è stato trattato nell’ambito della prima sperimentazione clinica di una terapia genetica basata sulla riprogrammazione cellulare parziale per neuropatie ottiche, tra cui il glaucoma. Il trattamento sperimentale, chiamato ER-100, è sviluppato da Life Biosciences. L’obiettivo è valutare sicurezza e tollerabilità della terapia, che punta a favorire la rigenerazione del nervo ottico

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Per la prima volta una terapia genetica basata sulla riprogrammazione cellulare parziale è arrivata alla sperimentazione clinica sull’uomo per una forma di glaucoma. Si tratta di ER-100, un trattamento sperimentale sviluppato dall’azienda statunitense Life Biosciences per le neuropatie ottiche. L’azienda ha annunciato che il primo partecipante allo studio clinico di Fase 1 ha ricevuto il trattamento. La terapia è progettata per “ringiovanire” le cellule invecchiate, attivando tre geni associati al ritorno delle cellule adulte a uno stato biologicamente più giovane. La notizia è stata riportata dalla rivista Nature.

Gli obiettivi della sperimentazione 

 

Lo studio clinico riguarda una forma di glaucoma, una patologia neurodegenerativa che può portare alla cecità danneggiando il nervo ottico, la struttura che trasmette le informazioni visive dall’occhio al cervello. Essendo una sperimentazione di Fase 1, l’obiettivo principale è valutare sicurezza e tollerabilità del trattamento. Come spiegato sulle pagine della rivista specializzata, la sperimentazione punta a favorire la rigenerazione dei neuroni del nervo ottico, cellule che normalmente, nell’adulto, non sono in grado di rigenerarsi spontaneamente. Quello già eseguito è il primo intervento dei 12 previsti nel trial clinico. In futuro, l’azienda spera di includere nella sperimentazione anche persone affette da neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (Naion), una grave condizione che provoca danni ai nervi oculari.

 

La terapia nel dettaglio 

 

La terapia punta a riprogrammare solo parzialmente le cellule invecchiate, così da riportarle a caratteristiche più simili a quelle delle cellule giovani, senza però cancellarne identità e funzione. Per farlo, i ricercatori utilizzano l’espressione controllata di tre geni, OCT4, SOX2 e KLF4 (che producono fattori di trascrizione coinvolti nella riprogrammazione cellulare), noti per la capacità di far regredire le cellule adulte verso uno stato simile a quello delle staminali. L’obiettivo, come spiegato dall’azienda, è ripristinare la funzione cellulare riportando il codice epigenetico verso schemi di espressione genica più giovani. I geni vengono portati all’interno delle cellule tramite un virus-vettore, già comunemente impiegato nelle terapie geniche. Come ulteriore misura di sicurezza, il sistema è stato progettato per funzionare solo in presenza di doxiciclina, un antibiotico assunto dalla persona trattata: quando l’antibiotico viene sospeso, anche l’attivazione dei geni si interrompe. "Questa strategia ci offre un elevato grado di controllo consentendoci di attivare e disattivare i geni e di non lasciarli attivi più a lungo del necessario”, ha sottolineato Sharon Rosenzweig-Lipson, responsabile scientifico della compagnia. “L’azienda sta procedendo con una malattia legata all'età alla volta. Al momento non ci occupiamo di ringiovanimento dell'intero corpo. Speriamo di arrivarci un giorno, ma non ci siamo ancora”, ha aggiunto. 

 

Gli interrogativi

 

L’approccio nasce dai risultati ottenuti nel 2020 dal laboratorio di David Sinclair della Harvard Medical School. In uno studio condotto su topi con danni al nervo ottico, l’attivazione dei tre geni aveva favorito la rigenerazione dei neuroni e invertito la perdita della vista associata all’invecchiamento e al glaucoma. Da allora, Life Biosciences ha svolto studi preclinici su roditori e primati (non umani) senza osservare effetti avversi gravi, come dichiarato da Sharon Rosenzweig-Lipson. La sicurezza della riprogrammazione cellulare resta però uno dei principali punti da chiarire. Alcuni ricercatori temono infatti che questo processo possa spingere alcune cellule verso uno stato tumorale. “La riprogrammazione ha un enorme potenziale se potrà essere utilizzata in sicurezza negli esseri umani”, ha dichiarato Matt Kaeberlein, cofondatore della società di medicina preventiva Optispan. “La tecnologia è ancora agli inizi e il rischio di effetti collaterali catastrofici rimane elevato”. Per Kaeberlein, l’occhio è comunque uno dei contesti più adatti per i primi test clinici, perché eventuali effetti indesiderati sistemici sarebbero più limitati rispetto a trattamenti su altri organi.

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