Tumore al polmone, studio: screening aumenta il tasso di sopravvivenza

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L'80% dei pazienti è ancora vivo 20 anni dopo la diagnosi. È quanto emerso da uno studio avviato 30 anni fa, i cui risultati sono stati presentanti in occasione del meeting annuale della Radiological Society of North America

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Con l'adesione alle iniziative di screening che consentono di diagnosticare il cancro al polmone in fase precoce, i tassi medi di sopravvivenza migliorano drasticamente: l'80% dei pazienti è ancora vivo 20 anni dopo la diagnosi. È quanto emerso da uno studio avviato 30 anni fa, i cui risultati sono stati presentanti in occasione del meeting annuale della Radiological Society of North America.
"Sebbene lo screening non prevenga il cancro, è uno strumento importante per identificare i tumori polmonari nella loro fase iniziale, quando possono essere rimossi chirurgicamente", ha riferito l'autrice principale della ricerca, Claudia Henschke, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai in New York.

Lo studio su 87mila soggetti

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La ricerca, avviata nel 1992, ha coinvolto circa 87mila soggetti sottoposti a uno screening annuale con Tac a basso dosaggio.
Dall'analisi è emerso che l'80% dei 1.285 pazienti seguiti per almeno 20 anni, che hanno ricevuto una diagnosi tempestiva grazie allo screening, era vivo dopo 2 decenni dall'accertamento della neoplasia, con differenze correlate al tipo di tumore e alle sue dimensioni al momento della diagnosi.

I risultati

Nello specifico, era vivo a 20 dalla diagnosi il 73% tra coloro che avevano noduli con consistenza solida e il 100% tra i pazienti con tumore con consistenza non solida o solo parzialmente solida. La percentuale si è, invece, attestata al 92% tra i soggetti con tumori in stadio molto precoce (1 A) e di diametro inferiore al centimetro. Secondo i ricercatori, lo studio "aggiunge ulteriori prove dell'elevata curabilità del cancro del polmone quando è diagnosticato mediante screening".

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