Covid, Zaia: "Lockdown per non vaccinati? Sarebbe un errore"

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Lo ha dichiarato il presidente della Regione Veneto in un'intervista al "Corriere della Sera". "L’applicazione del modello austriaco ha oggettivi limiti costituzionali. Resto un ottimista sul fatto che si debba investire di più sul dialogo convincendo gli irriducibili a vaccinarsi", ha aggiunto

Secondo il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, imporre il lockdown ai non vaccinati contro il Covid-19 "sarebbe un errore". "L’applicazione del modello austriaco ha oggettivi limiti costituzionali. Resto un ottimista sul fatto che si debba investire di più sul dialogo convincendo gli irriducibili a vaccinarsi. Comunque, ogni decisione la prenderemo assieme, fra governatori". Lo ha dichiarato in un'intervista al "Corriere della Sera", commentando la misura entrata in vigore in Austria a inizio settimana. Sull’ipotesi di vaccino obbligatorio, ha aggiunto: "Se pensiamo a una vera obbligatorietà, qualcuno può forse pensare che in questo Paese si possano accompagnare i cittadini coattamente a vaccinarsi?". (COVID: LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA - VACCINO COVID: DATI E GRAFICI SULLE SOMMINISTRAZIONI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE)

"Per il virus ho pianto, all’inizio è stato tragico"

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Nel corso dell'intervista, Zaia ha confessato di aver pianto per il virus. "All’inizio, è stato tragico perché avevamo tutti paura di morire. Nessuno aveva le istruzioni per l’uso", ha dichiarato, per poi ripercorrere quei giorni in cui il virus cominciò a destare preoccupazione in Italia. "Quel 21 febbraio 2020, quando mi hanno detto del primo caso di Covid a Vo’ Euganeo, ero in autostrada, al primo casello, ho preso per Padova - ha raccontato -. Il piano operativo su cui ci esercitavamo da settimane prevedeva che l’unità di crisi si convocasse nel territorio colpito. Mi sono sentito come se entrassi in guerra. Era il momento di assumersi le responsabilità e io ho preso subito decisioni impopolari, contestate: fare la zona rossa a Vo’; i tamponi a tutti i 3.500 abitanti; chiudere il carnevale di Venezia, le scuole, le chiese, i teatri. Ma lì ti sostiene l’adrenalina. È come mi diceva mio nonno che ha fatto la guerra: il trauma lo avverti quando ci ripensi a mente fredda".

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