Covid, studio: sui campi da calcio il rischio di trasmissione è minimo

Salute e Benessere
©Getty

Potrebbero non essere giustificate quarantene generalizzate per le squadre avversarie. È quanto emerso da una ricerca delle Università di Basilea e Saarland, pubblicata sul British Journal of Sports Medicine

Un nuovo studio sui rischi di trasmissione del Covid-19 sui campi da calcio ha rivelato che la probabilità di contrarre l'infezione giocando all'aperto è minima e che le misure di quarantena generale per le squadre avversarie potrebbero non essere giustificate se non si è verificato alcun contatto ravvicinato fuori dal campo di gioco. Sono i risultati emersi da una ricerca delle Università di Basilea e Saarland, pubblicata sul British Journal of Sports Medicine. (COVID: LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA - VACCINO COVID: DATI E GRAFICI SULLE SOMMINISTRAZIONI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE)

Lo studio su 1.300 casi sospetti di infezione sul campo da calcio

approfondimento

Coronavirus in Italia e nel mondo: news di oggi 4 novembre

Per compiere lo studio, finanziato dalla Federcalcio tedesca, il team di ricerca ha raccolto dati su quasi 1.300 casi sospetti di infezione da coronavirus Sars-CoV-2 da campionati professionistici, calcio dilettantistico e club giovanili tra agosto 2020 e marzo 2021. I ricercatori sono così riusciti a identificare 104 situazioni in cui era altamente probabile che un giocatore infetto avesse preso parte a una sessione di allenamento o un gioco.
Valutando i canali di trasmissione potenzialmente rilevanti, tramite il tracciamento dei contatti e l'analisi video di 21 partite, il team di ricerca è arrivato alla conclusione che nelle partite di calcio i contatti rilevanti per l'infezione sono rari e generalmente di brevissima durata. Solo in 2 delle 104 situazioni analizzate non è stato possibile escludere completamente la trasmissione sul campo.

I risultati

Lo studio suggerisce, dunque, che le attività sportive all'aperto con un contatto fisico minimo comportano un rischio di infezione da coronavirus Sars-CoV-2 molto basso e che sono quindi un'opzione sicura per lo sport e l'esercizio durante la pandemia. Il team di ricerca invita però alla cautela. Un limite dello studio è rappresentato dal fatto che i dati sono stati raccolti prima che la variante Delta diventasse la variante dominante del virus. Inoltre, solo le leghe professionistiche hanno condotto regolari test PCR dell'intera squadra fino a due settimane dopo il test positivo di un giocatore; mentre i club del settore amatoriale e giovanile hanno seguito le raccomandazioni delle rispettive autorità per i test PCR con una politica di monitoraggio dei sintomi di 14 giorni. Ne consegue che i casi asintomatici potrebbero non essere stati registrati, e potrebbero essere sfuggiti all'attenzione dei ricercatori.

Salute e benessere: Più letti

Arriva sempre primo

Ricevi le notizie più importanti di politica, mondo, cronaca, spettacolo, le analisi e gli aggiornamenti. Per accettare le notifiche devi dare il consenso.

Hai attivato le notifiche di sky tg24