Dagli smartwatch nuovi dati sugli effetti a lungo termine del coronavirus. Lo studio

Salute e Benessere
Foto da archivio

Un nuovo studio condotto dallo Scripps Research Translational Institute in California sui dati raccolti dai dispositivi indossabili ha dimostrato che il Covid-19 avrebbe "un impatto fisiologico prolungato sul corpo umano, che dura in media da due a tre mesi"

Gli smartwatch possono aiutare a fornire dati sugli effetti a lungo termine del coronavirus Sars-CoV-2. Un nuovo studio condotto dai ricercatori dello Scripps Research Translational Institute in California sui dati raccolti dai dispositivi indossabili ha dimostrato che il Covid-19 avrebbe "un impatto fisiologico prolungato sul corpo umano, che dura in media da due a tre mesi". I risultati della ricerca, pubblicata su Jama Network Open, aprono la strada a nuovi studi finalizzati a indagare i motivi per cui alcune persone con pregressa infezione da coronavirus si riprendono più velocemente o in modo diverso rispetto ad altre. (VACCINO COVID: DATI E GRAFICI SULLE SOMMINISTRAZIONI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE)

Lo studio nel dettaglio

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Per compiere lo studio, il team di ricerca ha analizzato, dal 25 marzo 2020 al 24 gennaio 2021, i dati raccolti dagli smartwatch e fitness tracker di 875 individui (di cui 234 positivi al coronavirus) che hanno riportato sintomi di una malattia respiratoria e sono stati sottoposti a tampone per Covid-19. Sono così riusciti a dimostrare che le persone che hanno contratto il Covid-19 hanno impiegato "molto più tempo per tornare ai parametri fisiologici pre-Covid, rispetto ai soggetti che hanno riportato sintomi ma sono risultati negativi al coronavirus". Nello specifico, i partecipanti di entrambi i gruppi hanno iniziato fin dalle prime fasi dell'infezione a dormire più a lungo e a soffrire di battito cardiaco accelerato, ma i soggetti contagiati da Covid-19 hanno mostrato cambiamenti più accentuati e duraturi, soprattutto per quanto riguarda la  frequenza cardiaca a riposo. "I nostri dati suggeriscono che la gravità dei primi sintomi e una risposta iniziale più ampia della frequenza cardiaca a riposo al Covid-19 possono essere un fattore predittivo di quanto tempo impiegheranno gli individui a riprendersi fisiologicamente da questo virus", ha spiegato Jennifer Radin, coordinatrice dello studio. "In futuro, con campioni di dimensioni maggiori e risultati più completi riportati dai partecipanti, sarà possibile capire meglio perché alcune persone si riprendono più velocemente o in modo diverso rispetto ad altre"

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