Covid, Inail: oltre centomila contagi sul lavoro e 366 morti

Salute e Benessere
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Rispetto al monitoraggio Inail del 31 ottobre i casi mortali segnalati all'Istituto sono 34 in più, di cui 20 nel solo mese di novembre. Il 50 per cento delle denunce arrivano dal Nord-Ovest del Paese

La "seconda ondata" del coronavirus ha avuto un impatto più significativo della prima anche in ambito lavorativo. Le denunce di casi mortali di contagi da Covid sul lavoro - segnala l'Inail - sono 366, pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all'Inail dall'inizio dell'anno, con un'incidenza dello 0,7% rispetto ai deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall'Iss alla stessa data. Lo scrive l'Inail nel suo bollettino, che per quanto riguarda le stime si ferma al 30 novembre. Rispetto ai 332 decessi rilevati dal monitoraggio al 31 ottobre, i casi mortali segnalati all'Istituto sono 34 in più, di cui 20 nel solo mese di novembre.

Numeri più alti al nord

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Nel bimestre ottobre-novembre si è rilevato il picco dei contagi con quasi 49mila denunce (pari al 47% del totale) rispetto alle circa 46.500 registrate nel bimestre marzo-aprile. L'analisi territoriale conferma che le denunce di contagio ricadono soprattutto nel Nord del Paese: il 50,3% nel Nord-Ovest (il 30,5% in Lombardia), il 21% nel Nord-Est, il 13,7% al Centro, l'11,1% al Sud e il 3,9% nelle Isole. Le province con il maggior numero di contagi sono Milano (11,9%), Torino (7,6%), Roma (4,2%), e Napoli (3,9%) mentre Bergamo ha il 2,6%. Concentrando l'analisi esclusivamente sui decessi, la percentuale del Nord-Ovest sale al 53,8% (il 39,3% in Lombardia), ma rispetto al totale delle denunce si osserva una quota più elevata al Sud, che con il 16,9% dei casi mortali precede il Centro (13,7%), il Nord-Est (12,8%) e le Isole (2,8%). Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale - che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili - con il 68,7% delle denunce e il 23,7% dei casi mortali codificati precede l'amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità - Asl - e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono il 9,2% delle infezioni denunciate e il 10,3% dei decessi.

 

I lavoratori più colpiti

La categoria professionale più colpita continua a essere quella dei tecnici della salute, con il 38,6% delle infezioni denunciate, circa l'82% delle quali relative a infermieri, e il 9,3% dei casi mortali, seguita dagli operatori socio-sanitari (18,6%), dai medici (9,5%), dagli operatori socio-assistenziali (7,6%) e dal personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,7%). Le altre categorie più coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi (4,3%), degli addetti ai servizi di pulizia (2,2%), dei conduttori di veicoli (1,2%) e dei dirigenti amministrativi e sanitari (1,0%). La maggioranza dei lavoratori contagiati sono donne (69,4%), con un'età media dall'inizio dell'epidemia di 46 anni per entrambi i sessi. Il 42,5% delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,8%), 18-34 anni (18,8%) e over 64 anni (1,9%). I decessi, invece, sono concentrati soprattutto tra gli uomini (84,2%) e nella fascia 50-64 anni, con il 71,6% del totale dei casi. Seguono le fasce over 64 anni (18,6%) e 35-49 anni (8,7%), con un'età media dei deceduti di 59 anni. L'85,6% dei contagi denunciati riguarda lavoratori italiani. Il restante 14,4% sono stranieri (otto su 10 donne).

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