Covid, dal Cnr le linee guida per umidità e ricambio d’aria al chiuso

Salute e Benessere

“In assenza di queste precauzioni il rischio potrebbe permanere pur indossando la mascherina chirurgica" spiega Francesca Costabile, ricercatrice dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche, riguardo al giusto grado di umidità e il ricambio d'aria negli ambienti chiusi, dove il coronavirus può diffondersi attraverso i droplet

È risaputo che il Covid non si trasmette solo per contatto diretto, ma può diffondersi attraverso l'aria per la presenza di "droplet", le goccioline di saliva nebulizzata. Uno studio pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health da Cnr-Isac, in collaborazione con il tedesco Leibniz Institute for Tropospheric Research, il CSIR-National Physical Laboratory indiano e il 2B Technologies- Boulder (USA), suggerisce opportune strategie di prevenzione e mitigazione del rischio di trasmissione aerea del virus. Come il giusto grado di umidità e il ricambio d'aria all’interno degli spazi chiusi.

Le linee guida

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“Robusti risultati di laboratorio dimostrano come la trasmissione del virus, in ambienti privi di radiazione solare, sia favorita da condizioni secche e fredde. E su tale base, all'interno di ambienti chiusi con luce solare diretta fredda, secca e con ventilazione insufficiente” rende noto Francesca Costabile, ricercatrice dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac). "Raccomandiamo innanzitutto: di mantenere un'adeguata umidificazione dell'aria interna (nel range 40-60%), soprattutto laddove ci si trovi in condizioni di temperature sotto i 20°C, l'utilizzo di purificatori d'aria, di un'adeguata ventilazione meccanica anche nei periodi invernali e la misura della concentrazione del biossido di carbonio (CO2) in aria, da mantenere sotto le 1000 ppm” prosegue la ricercatrice. “Sconsigliamo, infine, l'utilizzo di nebulizzatori in alcune procedure mediche e di tipologie di disinfettanti per le pulizie come quelli al perossido di idrogeno. In assenza di queste precauzioni il rischio potrebbe permanere pur indossando la mascherina chirurgica".

 

Dimensione delle particelle e rischio

Francesca Costabile ribadisce che “sebbene il virus, di per sé, abbia dimensioni dell'ordine di un centinaio di nanometri (per fare un paragone, basti pensare che il diametro di un capello è tra i 50 mila e i 180 mila nanometri) è verificato che una persona infetta, attraverso la respirazione, la vocalizzazione, la tosse, gli starnuti, può emettere un aerosol contenente potenzialmente il Sars-CoV-2". “Oltre che in composizione, le particelle di tali aerosol variano notevolmente in dimensioni – aggiunge - da meno di mille nanometri, il diametro delle polveri sottili, a valori superiori ai 5 mila nanometri, dimensione delle tipiche droplet respiratorie”.

La relazione fra dose inalata e infettività per il coronavirus dipende fortemente dalle dimensioni. In particolare ne dipende “la capacità di penetrazione nel tratto respiratorio basso, di traslocazione sistemica in tutto il corpo umano e di attacco a organi bersaglio particolarmente vulnerabili, primo fra tutti il cervello".

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