Nelle analisi del sangue un possibile test per predire l'Alzheimer

Salute e Benessere

In un duplice lavoro di ricerca, svolto da ricercatori americani e svedesi, l’accumulo anormale della proteina sentinella P-tau181 è stato indicato come possibile rivelatore della malattia neurodegenerativa 

Il lavoro della ricerca scientifica nell’individuare una diagnosi precoce per il morbo di Alzheimer potrebbe essere arrivato ad una tappa importante. A suggerirlo è un lavoro degli specialisti dell'Università della California a San Francisco, i quali sostengono che grazie ad un'analisi del sangue potrebbe essere possibile, da parte del medico che interpreta i valoro emersi, capire quale sia lo stato di salute del paziente legato a questa malattia neurodegenerativa.

Il ruolo della proteina “P-tau181”

Al centro dello studio, pubblicato anche sulla rivista scientifica “Nature Medicine”, c’è la proteina tau (cioè quella proteina che se mutata provoca gravi malattie neurodegenerative dette “taupatie”, come la malattia di Alzheimer) chiamata in gergo medico “fosforilata-tau-181” o “P-tau181”. Un accumulo anormale di tale proteina, considerata una vera e propria “sentinella” della malattia, scovata all’interno delle analisi delle sangue, potrebbe dunque essere un campanello d’allarme, almeno secondo le valutazioni dei ricercatori americani. Tra l’altro, negli ultimi 15 anni la ricerca scientifica si è basata molto sull'individuazione di biomarcatori, tra cui proprio la proteina tau, per tentare di diagnosticare in maniera sempre più precisa la presenza del morbo di Alzheimer.

La tesi proposta dai ricercatori svedesi

Come si legge su “Nature Medicine”, i ricercatori hanno analizzato i dati di tre coorti, per un totale di 589 individui, arrivando alla conclusione che quantità elevate di P-tau181 nel plasma fosse associata al successivo sviluppo di demenza da Alzheimer in soggetti cognitivamente non compromessi. La conclusione della loro ricerca, quindi è che “nel plasma P-tau181 è un biomarcatore diagnostico e prognostico non invasivo del morbo, che può essere utile nella pratica clinica e negli studi”. A rafforzare la tesi degli americani, sempre sulla stessa rivista scientifica, è stato pubblicato un altro studio, svolto dall'Università di Lund, in Svezia che hanno individuato nella stessa proteina un biomarcatore del sangue in grado di diagnosticare con precisione l'Alzheimer, anche nelle prime fasi della malattia. “Con il nuovo esame del sangue, ora possiamo determinare quali individui con disturbi della memoria lieve hanno l'Alzheimer precoce", ha spiegato Oskar Hansson, uno dei ricercatori svedesi.  

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