La dieta mediterranea fa bene anche alle persone in sovrappeso o obese

Salute e Benessere

È quanto emerge da un nuovo studio, coordinato dai ricercatori dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Adottare delle abitudini alimentari più sane, infatti, può causare una riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue 

La dieta mediterranea, che di recente è stata nominata la migliore al mondo secondo i Best Diets Rankings 2020 elaborati dalla rivista U.S. News & World Report, può avere degli effetti benefici nei soggetti in sovrappeso e obesi. È quanto emerge da un nuovo studio europeo, coordinato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con l’Università di Copenaghen e l’Istituto francese MetaGenoPolis. Dai risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica Gut, è emersa l’esistenza di un legame diretto tra l’alimentazione, il microbioma intestinale e la salute dell’uomo.

I benefici della dieta mediterranea

I partner del progetto europeo Dinamic – Diet-induced Arrangement of the gut Microbiome for Improvement of Cardiometabolic health, hanno monitorato per otto settimane un gruppo di 82 individui in sovrappeso e obesi con uno stile di vita sedentario, che hanno accettato di prendere parte a uno studio di intervento nutrizionale randomizzato. I volontari sono stati divisi in due gruppi: 43 di loro hanno seguito una dieta simile a quella mediterranea, mentre gli altri 39 non hanno alterato in alcun modo le proprie abitudini a tavola. Questo periodo di osservazione ha permesso agli esperti di stabilire che un cambiamento nel comportamento alimentare, senza alcuna concomitante modifica dell’apporto energetico individuale di macronutrienti e dell’attività fisica, può causare una riduzione dei livelli ematici di colesterolo, già dopo 4 settimane, in un una popolazione a elevato rischio cardio-metabolico a causa di uno stile di vita scorretto. È emerso, inoltre, che i volontari che hanno aumentato l’aderenza alla dieta mediterranea hanno anche mostrato un aumento dei batteri che degradano le fibre e che producono acidi grassi a catena corta.

I coordinatori dello studio

Lo studio è stato coordinato da un team multidisciplinare che ha coinvolto i gruppi di ricerca dei docenti Danilo Ercolini, Paola Vitaglione e Angela Rivellese della Task Force della Federico II per gli Studi sul Microbioma; Lars O. Dragsted ed Henrik M. Roager del Dipartimento di Nutrizione, Esercizio e Sport dell'Università di Copenaghen, e i membri del gruppo di ricerca dell'istituto di ricerca francese MetaGenoPolis (INRAE) dell'Università di Parigi-Saclay coordinato da Dusko S. Ehrlich. 

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