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Cresce il prezzo di quasi 800 farmaci da banco, rincaro del 5,7%

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2' di lettura

Il prezzo medio delle confezioni dei farmaci interessati salirà da 15,58 a 16,47 euro. L’aumento riguarderà 770 medicinali di fascia C, quali ansiolitici, antidolorifici, colliri e antiffiammatori 

Crescono i prezzi di quasi 800 farmaci di fascia C, ossia i medicinali ‘da banco’, quelli acquistabili con ricetta medica ma a carico completo dei cittadini. Dagli antidolorifici agli ansiolitici, dai colliri per la congiuntivite alle pomate contro l'acne, fino agli antinfiammatori per trattare dolori muscolari, i rincari saranno in media del 5,7% e in parte sono già scattati.

89 centesimi in più a confezione

Come stabilito dal decreto legge 87/2005, il prezzo dei medicinali di fascia C (soggetti a prescrizione medica ma non rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale) può subire una revisione ogni due anni a opera delle aziende farmaceutiche. Secondo quanto si può desumere dalle tabelle diffuse da Federfarma per comunicare alle farmacie associate i nuovi prezzi e analizzate da Pharmacy Scanner, settimanale online dedicato ai farmacisti, i consumatori andranno a pagare in media quasi un euro in più a confezione, con un aumento pari al 5,7% rispetto al 2017, che sarà applicato su tutti i farmaci in questione entro febbraio. ”Tra generici e prodotti branded - spiega il direttore responsabile di Pharmacy Scanner, Alessandro Santoro - sono 770 i farmaci interessati quest'anno dagli aumenti, che portano il prezzo medio a confezione (sui prodotti interessati dagli incrementi) da 15,58 a 16,47 euro. Ne consegue una differenza di 0,89 euro, che equivale a un aumento medio del 5,7% sui prezzi di due anni fa”.

Ricette in stampatello e niente sigle

Una ricetta mal interpretata può rappresentare un grave pericolo per il paziente. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che un’elevata percentuale degli errori nelle terapie comunicati dalle strutture sanitarie era una conseguenza diretta della problematica comprensione delle ricette scritte con abbreviazioni. Per ovviare al problema, il Ministero della Salute ha diffuso il mese scorso un documento con il quale ha invitato “i medici ospedalieri e del territorio, farmacisti e infermieri ad adottare un linguaggio comune e a ricorrere ad abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli standardizzati”. Le indicazioni riguardano anche le ricette compilate a mano, che d’ora in avanti dovranno essere scritte in stampatello e in maniera leggibile.

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