Uno studio scagiona i cellulari: non causano tumore al cervello

Salute e Benessere

I risultati ottenuti da gruppi di ricercatori australiani evidenziano che, a dispetto di un boom nell’utilizzo dei telefonini, specie dal 2003, i tumori cerebrali non sono aumentati 

A piedi, in metropolitana, o in ufficio. L’utilizzo dello smartphone è ormai schizzato alle stelle e in molti si saranno posti almeno una volta la fatidica domanda: questa abitudine rischia di essere dannosa per la salute? Se si parla di tumori, la risposta è ‘no’. Questo almeno è il risultato di uno studio condotto dall’Australian Radiation and Nuclear Safety Agency (Arpansa), che ha analizzato oltre 10.000 casi nell’arco di 31 anni per verificare un eventuale legame tra l’uso del cellulare e lo sviluppo di forme tumorali al cervello, ottenendo però un riscontro negativo.

Telefonia mobile alle stelle ma tumori stabili

Sempre più potenti e sempre più connessi, i cellulari sono ormai parte integrante della vita quotidiana. Le radiazioni a cui le persone sono sottoposte, tuttavia, hanno sollevato negli anni più di un dubbio, rilanciato anche da alcuni studi, su potenziali conseguenze di questi dispositivi. I risultati ottenuti dalla ricerca dell’istituto australiano, pubblicata anche sulla rivista BMJ Open, sono però confortanti, escludendo di fatto un legame tra la telefonia mobile e l’insorgere di tumori cerebrali. I dati giungono dall’analisi di 16.825 casi riguardanti diversi tipi di forme tumorali al cervello tra il 1982 e il 2013, comparati alla crescita di abbonamenti di telefonia mobile avvenuta in Australia nello stesso periodo. A livello generale, come afferma Ken Karipidis dell’Arpansa, “i tassi di tumori cerebrali sono rimasti piuttosto stabili nei decenni e non sono aumentati altri tipi specifici”.

Come ridurre l’esposizione alle radiazioni

Il dato più significativo, tuttavia, riguarda il periodo più recente: a partire dal 2003, infatti, non si sono registrati aumenti in alcuna tipologia di tumore al cervello, compresa quella relativa al lobo temporale che sarebbe la parte più esposta durante l’utilizzo del cellulare. Nello stesso lasso di tempo, la popolarità dei device in Australia è cresciuta esponenzialmente, tanto da arrivare a coinvolgere recentemente il 90% della popolazione. Nonostante i risultati diano maggiore tranquillità, gli autori dello studio stilano una lista di suggerimenti per chi è ancora preoccupato e vuole ridurre l’esposizione alle radiazioni degli smartphone, tra i quali compare l’utilizzo del vivavoce e l’invio di messaggi al posto delle chiamate, oltre all’invito a limitare la durata delle telefonate, da effettuare possibilmente in luoghi con buona ricezione.

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